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Nei Paesi in via di sviluppo sono ancora le batterie usate al piombo ad essere il primo tra i materiali più inquinanti; seguono le attività di conceria e discarica.

Worlds Worst Pollution Problems 2016

Il piombo rimane ad oggi un serio pericolo per l'uomo e per l'ambiente. Mentre i Paesi industrializzati ormai ne hanno regolamentato e limitato l'uso, i Paesi ion via di sviluppo ancora lo utilizzano senza le adeguate precauzioni. Essendo un materiale estremamente utile, il piombo attrae moltissimi Paesi che pur non avendone disponibilità in forma minerale, sono interessati a raccoglierlo e riciclarlo a partire da rifiuti.

A conferma di questo è il nuovo rapporto, "The World's Worst Pollution Problems 2016: The Toxics Beneath Our Feet" realizzato dalle no-profit Pure Earth e Green Cross Svizzera e arrivato alla sua 11esima edizione. Qui viene stilata una top ten degli inquinanti e delle industrie che li producono. Negli ultimi 10 anni, questa serie annuale di rapporti ha identificato e richiamato l'attenzione sui luoghi più pericolosi del Pianeta per la salute a causa dell'inquinamento e, allo stesso tempo, ha cercato di stimarne l'impatto ambientale e sulla salute.

Il Rapporto informa che l'inquinamento da rifiuti tossici è la principale causa di morte nei Paesi a basso e medio reddito, analizza poi ogni settore industriale e descrive nel dettaglio l'utilizzo e la pericolosità delle sostanze inquinanti usate. Al primo posto della classifica tra le sostante chimiche più inquinanti dei Paesi poveri c'è il riciclaccio delle batterie di auto piombo-acido usate (Ulab), seguita dall'estrazione e dalla lavorazione dell'industria mineraria, mentre ultima sul podio è la fusione del piombo. La lista continua con la conceria, le miniere d'oro artigianali, le discariche industriali, le aree industriali, la fabbricazione di prodotti chimici, la manifattura in generale e al decimo posto l'industria delle tinture.

Queste attività mettono a rischio oltre 32 milioni di persone e causano complessivamente una perdita di anni di vita, per disabilità o morte prematura, dai 7 milioni ai 17 milioni di persone nei Paesi a basso e medio reddito. I dati rilevati non sono del tutto completi, quindi vi è una sottovalutazione dei reali effetti sulla salute. Nonostante ciò la situazione è allarmante: si stima che ci siano almeno 150.000 siti contaminati nei 50 Paesi esaminati fino ad oggi e che 200 milioni di persone nel mondo sono esposte a terreni contaminati.

C'è un aspetto del Rapporto che ci interessa maggiormente: le batterie al piombo. Queste sono batterie ricaricabili, perlopiù usate per veicoli a motore per l'avviamento e per le componenti elettriche. Si presentano rivestite da una custodia in plastica contenente lastre di piombo ricoperte da una pasta di piombo sommerso in acido solforico diluito. Al suo interno sono presenti anche arsenico e cadmio, ma è il piombo – qual ora disperso nell'ambiente - ad avere maggiori effetti nocivi sulla salute. Anche se ricaricabili, i materiali si danneggiano, così da non poter più essere usate. Come è regolato l'utilizzo del piombo in generale, anche lo smaltimento delle batterie usate è regolato in tutti i Paesi OCSE e queste classificate come rifiuti pericolosi. Arrivate a fine vita, ogni parte viene separata con l'utilizzo di appositi macchinari. Le lastre di piombo usate e il materiale pastoso sono fusi per rimuovere eventuali impurità e poi smaltiti. Se riciclate correttamente, si ricreano lastre di piombo per nuove batterie di veicoli, rendendo possibile l'attuazione dell'economia circolare.

L'inquinamento da piombo presente nel Sud-Est asiatico, in Africa e nel Centro e Sud America avviene attraverso il riciclaggio, chiamato "informale", di queste batterie. I processi di riciclaggio che avvengono in questi luoghi non rispettano le norme sulla salute e sull'ambiente. Infatti, spesso, invece di usare macchinari, le sostanze vengono separate a mano, o tramite attrezzi, sotto il sole o all'interno delle case; o ancora i prodotti tossici vengono smaltiti nell'ambiente senza essere trattati. Nella maggior parte dei casi i lavori di riciclaggio sono grossolani, portando a batterie non adeguate che potrebbero disperdere ulteriormente il piombo nell'ambiente.

Anche in questi casi, l'avvelenamento da piombo avviene attraverso due vie principali: l'inalazione delle emissioni, rilasciate dal processo di fusione, e delle polveri, provenienti dalla colata di piombo fuso; e l'ingestione sia attraverso l'alimentazione sia attraverso la sporcizia presente nei terreni contaminati in cui i bambini giocano. Ad aggravare la situazione, in queste zone, i rifiuti raccolti dai processi di riciclaggio sono spesso scaricati in mucchi scoperti o direttamente nei corsi d'acqua nelle vicinanze, contaminando le falde acquifere utilizzate dalle comunità locali.

Il piombo allo stato naturale, cioè all'interno della crosta terrestre, non è nocivo semplicemente, perché non direttamente assimilabile dagli organismi viventi, compreso l'uomo. La pericolosità del Piombo, però, è intrinseca alla sua natura, in quanto è un metallo pesante, come Arsenico, Cromo, Mercurio, Cadmio, Alluminio e altri ancora. La sua tossicità si manifesta quando entra in contatto con acqua e ossigeno, innescando i processi chimici che portano all'assimilazione del metallo da parte degli organismi viventi. L'assimilazione da parte dell'uomo e dell'ambiente avviene tramite: bioaccumulazione, cioè l'aumento della concentrazione del metallo in un organismo biologico nel tempo (animale e vegetale); e biomagnificazione, cioè la tendenza ad aumentare la propria concentrazione negli organismi attraverso la sua transizione nella catena alimentare. Questi fattori rendono l'inquinamento da piombo uno dei maggiori problemi ambientali dell'ultimo secolo.

Gli effetti dell'avvelenamento da piombo, chiamato saturnismo, sono riscontrabili da secoli, anche se è da relativamente poco che si sono associati i sintomi all'utilizzo e al contatto con il metallo. Sedimentandosi all'interno del corpo umano il piombo inizia a danneggiare il sistema nervoso (attaccando specialmente i bambini) e la fertilità femminile e a causare malattie del sangue e del cervello. Nei bambini si sedimenta in maniera più invasiva, provocando ritardi mentali e schizofrenia.

Già in epoche antiche fu usato per la sua facilità di lavorazione e di impieghi, esempi sono gli egizi e successivamente i romani. Il suo uso è stato vasto nel corso della storia: dai colori utilizzati dai pittori, alle mine delle matite, per arrivare, con la rivoluzione industriale, in tutti gli ambiti della vita. Il piombo tetraetile fu usato come antidetonante nella benzina, ma i suoi composti sono stati utilizzati anche per vernici al piombo, munizioni, pesticidi, come protezione dalle radiazioni, naturalmente ed ovviamente nelle batterie di veicoli a motore. Scoperti i danni del piombo sulla salute e sull'ambiente, dovuti soprattutto alla sua dispersione nell'ambiente a partire dall'utilizzo massiccio nella benzina per autotrazione, nel 1986 negli Usa e un decennio dopo in Europa Occidentale, si è deciso di eliminare il piombo tetraetile dalla benzina e di regolarne l'uso anche negli altri settori industriali.
piombo nativo

Ad oggi, l'Unione Europea continua a porre limiti al suo utilizzo, o contrariamente a concederlo in determinati campi. Il Regolamento (UE) Nr. 1907/2006 (REACH) è quello che gestisce l'uso di tutti i materiali pericolosi, tra cui il piombo. L'ultima revisione è stata apportata nell'aprile 2015, portando modifiche e integrazioni della restrizione relativa al piombo e suoi composti, ad esempio vietando l'immissione nel mercato di articoli con una concentrazione di piombo (in metallo) uguale o superiore allo 0,05% in peso per articoli di puericultura e abbigliamento.

Essendo un elemento pericoloso, il controllo dello smaltimento dei rifiuti che ne contengono quantità dovrebbe essere molto più severo, soprattutto nei Paesi OCSE. Inoltre le restrizioni e le precauzioni di utilizzo del piombo dovrebbero essere estese anche alle altre zone del mondo, così da poter migliorare la qualità della vita e diminuire l'inquinamento ambientale.

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