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Il caso della normativa regionale del Friuli Venezia Giulia che prevede incentivi per l'acquisto di benzina e diesel per gli automobilisti residenti nel territorio regionale, per Bruxelles costituisce una violazione delle norme comunitarie sulla tassazione dei prodotti energetici.

Rifornimento benzina

In data 27 aprile la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia dell'Unione europea con l'accusa di non aver applicato l'aliquota di accisa nazionale alla benzina e al diesel acquistati dagli automobilisti residenti in Friuli Venezia Giulia.

Attualmente, infatti, le autorità italiane continuano a concedere una riduzione sul prezzo del carburante per motori agli automobilisti che risiedono in Friuli-Venezia Giulia, malgrado la Commissione consideri tale concessione, di fatto, una riduzione delle accise sulla benzina e sul diesel utilizzati come carburante per motori, riduzione che rappresenta un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno dell'UE e una violazione delle norme dell'UE.

In questo senso, già in data 11 dicembre 2015 Bruxelles aveva chiesto di modificare la normativa regionale notificando una procedura di infrazione ed inviando altresì un parere motivato per supposta violazione della Direttiva comunitaria di riferimento. Da allora l'Italia non si è conformata, anzi, ancora lo scorso anno l'esecutivo regionale del Friuli Venezia Giulia aveva deciso la proroga degli incentivi regionali per l'acquisto di benzina e gasolio previsti dalla L.R. 14/2010 "tenendo conto della grave crisi economica e sociale che da tempo interessa anche il contesto regionale, determinando una notevole contrazione del potere d'acquisto delle famiglie del Friuli Venezia Giulia. In questo contesto, anche le spese per la mobilità privata, riconducibili a necessità di spostamento per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze del nucleo familiare, incidono sul bilancio familiare in maniera significativa".
E ancora, quest'anno, con Circolare n. 3 la Regione Friuli Venezia Giulia ha comunicato la proroga degli sconti all'acquisto dei carburanti per il periodo gennaio-marzo 2017 (DGR n. 2664 del 29 dicembre 2016).

Ora, va detto che le norme dell'UE in materia di tassazione dell'energia (Direttiva 2003/96/CE del Consiglio) prevedono aliquote minime per la tassazione dei prodotti energetici. Tuttavia differenze sostanziali nei livelli nazionali delle accise potrebbero ostacolare il corretto funzionamento del mercato interno e causare il cosiddetto "turismo del pieno". Gli Stati membri hanno sì la facoltà di applicare aliquote di accisa nazionali differenziate ai medesimi prodotti, ma solo quando la direttiva sulla tassazione dell'energia ne preveda esplicita autorizzazione e le riduzioni regionali, come quella concessa dall'Italia, non sono consentite.
Di fatto, scrivono a Bruxelles, costituiscono una violazione del diritto dell'UE.

"Convinti delle nostre ragioni, ci rimettiamo con fiducia al giudizio della Corte di giustizia europea", ha dichiarato Francesco Peroni Assessore regionale alle Finanze del Friuli Venezia Giulia commentando il deferimento dell'Italia, ma ribadendo, altresì le motivazioni sulle quali si fonda la correttezza dell'operato della Regione. "In realtà - gli ha fatto eco 
Sara Vito, Assessore all'Energia  - formalmente e sostanzialmente non si tratta di una riduzione, ma di un contributo al consumatore, non censurabile quindi e adottato nel rispetto della regolamentazione europea sulla materia. Infatti, secondo tutte le opportune motivazioni, anche giuridiche, che abbiamo già fornito in passato, l'agevolazione introdotta dal Friuli Venezia Giulia non viola la concorrenza e può a nostro giudizio essere ammissibile".

A questo punto si apre una delicata fase di audizione delle parti in causa e nel caso emerga l'inadempienza dell'Italia sulla causa in oggetto, il Paese sarà obbligato a porvi rimedio immediatamente, altrimenti si correrà il rischio di una seconda procedura che potrebbe comportare una vera e propria multa

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