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Lo smartphone è il pericolo principale alla guida e le norme da seguire non sono omogenee nel continente europeo.

guida e smartphone


Sensibilizzare i cittadini sulla sicurezza stradale è uno degli obiettivi che si pone il nostro Paese, ma non è stato del tutto raggiunto, infatti gli incidenti sono in aumento e le cause sono sempre le stesse: eccessiva velocità e distrazione. Se in Italia, si è prestata molta attenzione alla sicurezza in auto, ad esempio, quando si tratta di bambini, con l'obbligo dei relativi sedili di sicurezza, oppure, nell'uso obbligatorio delle cinture di sicurezza per i passeggeri, così come riguardo alla corretta distanza da mantenere tra le vetture, è pur vero che analogo impegno in tema di sicurezza stradale dovrebbe essere orientato anche al comportamento del guidatore, proprio perché l'eccessiva velocità e la distrazione rimangono le cause principali di incidenti stradali.

Una ulteriore conferma di ciò è arrivata durante un Convegno che ha raccolto un anno di lavori del "Tavolo della Sicurezza Stradale", di cui fanno parte Aci, Anas, Ania, Polizia Stradale, #Forumautomotive e Dekra Italia, e nato nel 2016 con l'obiettivo di diventare in futuro un punto di riferimento per tutti gli attori coinvolti nel miglioramento della sicurezza stradale.

Al Tavolo è stato rilevato che l'Italia, rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea, ha come causa principale di incidenti stradali proprio il fattore comportamentale, influenzato soprattutto da elementi sociali, caratteristiche della strada e mancanza di norme semplici e facilmente applicabili. Se si guarda al dato più eclatante, infatti, l'81% degli incidenti, quindi 3 su 4, è provocato dalla distrazione alla guida, in cui il maggiore imputato è lo smartphone il cui utilizzo improprio al volante ne causa ben il 75%.

Questo il risultato più importante del primo anno di lavoro sul tema, esposto nel Convegno all'Aci il 18 luglio scorso, in cui erano presenti anche il Presidente della Commissione Trasporti del Senato, Altero Matteoli e il Segretario della Commissione Trasporti della Camera, Paolo Gandolfi. Dal dibattito è emerso che le 4 maggiori cause dei comportamenti scorretti tenuti alla guida dagli automobilisti italiani sono imputabili a: distrazioni, violazione delle regole di sicurezza, imperizia e sottovalutazione.

"Il tavolo è molto importante – ha spiegato Paolo Gandolfiperché è un'occasione di confronto con soggetti diversi ed è stata anche l'occasione per capire la necessità di avere un coordinamento unitario di tutte queste attività sulla sicurezza stradale. Il problema della sicurezza stradale oltre ad essere difficile da risolvere, trova una delle sue complessità proprio nel fatto che si è molto scoordinati nelle azioni: ognuno fa il proprio pezzo e a volte non si agisce tutti nella stessa direzione. Il Tavolo è stato un'ottima occasione per verificare questi aspetti e proporre dei rimedi".
Da questo presupposto, la proposta del segretario Gandolfi in merito all'istituzione di una futura Agenzia nazionale per la Sicurezza stradale, affinché si possano coordinare meglio i problemi e le relative soluzioni in materia. Inoltre, si è dibattuto sul fatto che si dovrebbe intervenire anche nella semplificazione della segnaletica stradale, argomento sul quale l'Aci ha ammesso di essersi imegnata molto.

"Bisogna intervenire a 360° sui comportamenti – ha dichiarato Enrico Pagliari, responsabile dell'Area Tecnica dell'Aci – Abbiamo parlato di ambiente sociale in cui si vive come la famiglia e la scuola, della diffusione degli smartphone che ci distraggono molto. Siamo convinti del lavoro portato avanti, e che mettiamo a disposizione di tutti, e mostra che bisogna intervenire in più direzioni".

Intanto, però, sono state proposte 4 migliorie al Codice della strada in tema di distrazione da smartphone:
- il ritiro della patente da 1 a 3 mesi già dalla prima infrazione;
- favorire campagne di comunicazione per sensibilizzare la popolazione in tema di sicurezza alla guida e di arginamento del fenomeno dell'eccessiva velocità; - investire sulla formazione e sull'aggiornamento degli operatori del settore;
- unificare, per quanto possibile, le regole del traffico stradale in tutta Europa.
Infatti, se le regole in Italia sono abbastanza severe riguardo l'uso di dispositivi alla guida, non in tutta Europa la situazione è omogenea: da una parte abbiamo Paesi come l'Irlanda e la Spagna, in cui è sempre sconsigliato usare dispositivi di comunicazione alla guida, anche con kit che permettano di avere le mani libere; dall'altra c'è la Svezia, in cui è possibile usare il telefono normalmente.

Troppo diversi, ancora, i tassi alcolemici permessi alla guida: si va da un tasso massimo di 0,8 g/l per tutte le categorie (conducenti standard, neopatentati e conducenti professionali) nel Liechtenstein; alle variazioni sostanziali in base alle categorie nella maggior parte degli altri Paesi europei; fino ad arrivare allo 0,0 g/l per Paesi come Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria e pochi altri.
Sui limiti di velocità, sulle cinture di sicurezza e sull'utilizzo del casco protettivo, invece, le normative negli Stati del vecchio continente sono molto simili.

"La strategia (per la sicurezza stradale) – ha sottolineato Toni Purcaro, AD di Dekra Italia e promotore del Tavolo della Sicurezza Stradale – deve essere impostata sempre secondo un approccio sistemico, come rilevato dalla Commissaria Ue per il trasporto, e coordinato anche a livello legislativo che al momento rappresenta uno dei principali ambiti da accelerare vista la complessità della materia soprattutto nel nostro Paese".

In Italia la problematica sulla sicurezza stradale è complessa. Le leggi italiane, che possono sembrare aspre, ad oggi sono riuscite, per un verso, a limitare i comportamenti scorretti, anche se non del tutto, forse perché chi li adotta non si rende conto del pericolo a cui va incontro, o perché le campagne di comunicazione e di informazione non sono abbastanza efficienti. Forse bisognerebbe iniziare ad educare alla sicurezza stradale già da bambini, insegnando i comportamenti da tenere dall'attraversamento pedonale all'uso della bicicletta, e non solo nel momento in cui si arriva alle quattro ruote.



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