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La Commissione Europea ha inflitto una pesante multa alla società svedese per aver partecipato ad un cartello fra produttori di autocarri teso a coordinare prezzi di fabbrica e al mantenimento della "regia" circa il timing di scadenza per l'introduzione di tecnologie volte alla riduzione di emissioni inquinanti.

Commissione Ue

Ben 880.523.000 Euro è l'ammontare della multa che la Commissione europea ha spiccato ieri, 27 settembre, nei confronti di Scania accusata di aver violato le norme comunitarie in materia di Antitrust.

Negli ultimi 14 anni, la società aveva raggiunto un accordo con altri cinque produttori per stabilire i prezzi di vendita degli autocarri e concordare, altresì l'impatto dei costi delle nuove tecnologie in grado di soddisfare le norme più severe in materia di emissioni inquinanti.

La multa emessa è l'ultimo atto di una procedura iniziata nel luglio del 2016, allorquando la Commissione aveva adottato una decisione di regolamento per transazione relativa ad un cartello tra i produttori MAN, DAF, Daimler, Iveco e Volvo /Renault. In quell'occasione, a differenza degli altri soggetti, Scania aveva deciso di non collaborare con Bruxelles e, di conseguenza, l'inchiesta della Commissione è proseguita sui binari consueti previsti dalla normativa comunitaria antifrode.

"La decisione di oggi rappresenta la conclusione della nostra inchiesta su un cartello proseguito per 14 anni - ha dichiarato Margrethe Vestager, Commissario Ue per la concorrenza - Tale cartello ha interessato un notevole numero di trasportatori stradali in Europa, in quanto Scania e gli altri produttori di autocarri riuniti nel cartello producono più del 90% dei camion venduti in Europa. Questi autocarri rappresentano circa tre quarti del trasporto terrestre di merci in Europa e svolgono un ruolo vitale nell'economia europea. Invece di colludere sui prezzi, i costruttori di autocarri avrebbero dovuto lavorare in concorrenza fra di loro; anche sui miglioramenti delle performance ambientali".

La multa comminata a Scania ha dato modo alla Commissione di ricordare come il trasporto stradale è una parte essenziale del settore dei trasporti europei e la sua competitività dipende dai prezzi dei camion. La decisione del 27 settembre si riferisce specificamente al mercato della produzione di mezzi da 6 a 16 tonnellate e di autocarri pesanti (più di 16 tonnellate).
L'inchiesta della Commissione ha rivelato che Scania, in qualità di produttore di autocarri pesanti, aveva partecipato ad un cartello riguardante:
- il coordinamento dei prezzi lordi di listino per i camion medio e pesanti nello Spazio Economico Europeo (SEE). Il livello di prezzo lordo di listino si riferisce al prezzo di fabbrica fissato da ciascun costruttore. Generalmente, questo prezzo è la base per il prezzo nel settore truck; il prezzo finale pagato dagli acquirenti è poi calcolato in base ad ulteriori aggiustamenti effettuati a livello nazionale e locale, 
- il calendario per l'introduzione di tecnologie volte alla riduzione di emissioni inquinanti per autocarri medio e pesanti che devono conformarsi alle sempre più severe norme europee in materia di emissioni (da Euro III fino all'attuale Euro VI),
- il passaggio ai clienti delle spese relative alle tecnologie per la riduzione delle emissioni inquinanti da adottarsi in conformità delle norme succitate.

L'infrazione delle norme antitrust evidenziata dalla Commissione ha riguardato l'intero SEE per la durata di 14 anni, dal 1997 al 2011, quando la Commissione ha effettuato ispezioni senza preavviso presso le Società costruttrici facendo emergere come il cartello tra il 1997 e il 2004 si era organizzato attraverso incontri a livello dirigenziale, talvolta ai margini di fiere o altri eventi. L'accordo fra produttori era stato poi completato durante conversazioni telefoniche. Dal 2004 in poi, il cartello è stato organizzato attraverso le filiali tedesche dei produttori di autocarri, all'interno delle quali i partecipanti hanno generalmente scambiato informazioni in forma elettronica. Nel corso dei 14 anni le discussioni tra le aziende hanno riguardato sempre gli stessi argomenti, vale a dire i rispettivi aumenti dei prezzi lordi di listino, il calendario per l'introduzione di nuove tecnologie in grado di rispondere alle sollecitazioni comunitarie in materia di riduzione delle emissioni inquinanti e il passaggio ai clienti finali dei costi sostenuti per l'introduzione di tali tecnologie.

La collusione evidenziata dagli uffici della Commissione Ue concerne le nuove tecnologie per la riduzione delle emissioni legate alle norme ambientali Euro III-Euro VI, in particolare il coordinamento del timing di applicazione e il coordinamento del trasferimento dei costi di tali tecnologie per conformare i nuovi camion agli standard di emissione. In sostanza i produttori non avevano intenzione di evitare o eludere completamente la normativa sugli standard di emissione, semplicemente mantenere la regia sull'applicazione e non caricarsi completamente dei costi industriali; infatti, per fortuna, l'indagine di Bruxelles non ha rilevato alcun legame tra l'accordo e le accuse o le pratiche in materia di elusione del sistema di controllo delle emissioni dei veicoli.

La decisione presa dalla Commissione sottolinea l'importanza di un mercato sano e competitivo quale stimolo per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a bassa emissione ambientalmente efficaci ed economicamente vantaggiose; aspetto che rappresenta uno degli elementi-cardine della nuova strategia europea per la mobilità sostenibile.

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