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Nel mirino di Bruxelles 5 produttori giapponesi di sistemi di sicurezza per auto e 4 diverse infrazioni su pratiche commerciali restrittive nel periodo 2004 - 2010.

Multa antitrust

Ancora episodi di irregolarità nel mercato delle forniture di attrezzature ed accessori per auto
Questa volta, nel mirino della Commissione europea sono finiti 5 produttori giapponesi di cinture di sicurezza, airbag per auto e volanti colpevoli di aver violato le norme antritrust comunitarie avendo partecipato a uno o più dei 4 cartelli costituiti per la fornitura delle attrezzature sunnominate a Toyota, Suzuki e Honda nello Spazio Economico Europeo.

L’ammenda della Commissione ammonta alla notevole cifra di 34 milioni di Euro!
La decisione del 22 novembre fa seguito ad analoghe importanti indagini comunitarie su vari cartelli nel settore delle parti automobilistiche; infatti la Commissione aveva già precedentemente sanzionato altrettanti fornitori di: cuscinetti per autoveicoli, sistemi di cablaggio cavi, schiuma flessibile utilizzata nei sedili per auto, riscaldatori per parcheggi di auto e camion, alternatori e avviatori, sistemi di condizionamento e raffreddamento e sistemi di illuminazione
Con la multa di questa settimana l’importo totale delle ammende comminate dalla Commissione per violazioni delle norme anticoncorrenza in questo settore nell’Ue lievita alla notevole cifra di 1,6 miliardi di Euro.

Il commissario Margrethe Vestager, responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “Le cinture di sicurezza e gli airbag proteggono le persone ogni giorno e sono essenziali in tutte le auto nell'UE. I cinque fornitori multati oggi hanno colluso per massimizzare i loro profitti dalla vendita di questi componenti. Ciò potrebbe aver aumentato i costi di queste parti di automobili per un certo numero di produttori che vendono automobili in Europa, che potenzialmente potrebbero incidere sui consumatori. Non accettiamo cartelli che riguardano i consumatori europei, anche se il cartello è organizzato al di fuori dell'Europa”. 

In quest’ultimo caso le Società nipponiche: Tokai Rika, Takata, Autoliv, Toyoda Gosei e Marutaka avevano concordato prezzi e mercati scambiando informazioni sensibili per la fornitura di cinture di sicurezza, airbag per auto e volanti ai tre maggiori produttori del Sol Levante nello Spazio Economico Europeo (SEE). È vero che le attività di coordinamento e gestione del cartello sono avvenute al di fuori dello stesso (in particolare in Giappone), tuttavia gli effetti di queste potrebbero avere avuto anche una ricaduta significativa sui clienti europei dal momento che ogni 11 vetture vendute in Ue 1 è giapponese. Senza considerare che tutte le società automobilistiche giapponesi interessate dal cartello hanno impianti di produzione nel SEE e, guarda caso, la collusione tra i fornitori di attrezzature per la sicurezza delle automobili si è intensificata generalmente allorquando le case automobilistiche interessate hanno manifestato richieste specifiche di prezzi e quotazioni.

Ci auguriamo che la lotta a tali dinamiche distorsive del mercato prosegua senza sosta da parte di Bruxelles a tutela non solo delle grandi case costruttrici di automobili, ma, soprattutto, degli interessi dei clienti finali: i cittadini consumatori.

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