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Secondo uno Studio recente la transizione verso una mobilità pulita consentirebbe all'Ue di ridurre la spesa per le importazioni di petrolio di 49 miliardi di Euro al 2030 con ulteriori vantaggi per l'ambiente e la salute.

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Aumento della crescita economica, diminuzione delle emissioni nocive per il clima e la salute, miglioramento del PIL e creazione di nuovi posti di lavoro.

Secondo alcuni analisti la ricetta magica per conseguire questi obiettivi passa dalla transizione dalla mobilità tradizionale a vettori derivati da petrolio (benzina e diesel) a quella “verde” che dovrà utilizzare energie rinnovabili e idrogeno! A sottolinearlo ulteriormente è stato lo Studio “Fuelling Europe’s Future: How the transition from oil strenghtens the economy(NdR: alimentare il futuro dell’Europa: come la transizione dal petrolio rafforza l’economia) presentato ieri (martedì 20 febbraio) da European Climate Foundation, consorzio di stakeholders nel settore europeo della mobilità, fra cui: ABB, Air Liquide, BMW, Enedis, ETUC, EUROBAT, European Aluminium, European Consumer Organisation (BEUC), European Federation for Transport and Environment, IndustriAll, Lease Europe, Michelin, Renault-Nissan, Valeo.

L’analisi tecnica condotta dalla società di consulenza Cambridge Econometrics è il risultato di uno scambio di opinioni costruttivo e trasparente sulle questioni tecniche, economiche e ambientali associate allo sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio per le automobili e un passaggio dal petrolio importato all’elettricità e all’idrogeno prodotti a livello nazionale.

Lo Studio presenta una serie di scenari lungimiranti e positivi per il parco circolante europeo aprendo una finestra sugli impatti economici e sociali più ampi di ogni scenario e mostrando, altresì, come la transizione alla mobilità elettronica possa effettivamente contribuire a rivitalizzare la crescita dell’Europa e ridurre l’inquinamento atmosferico.

Questi i punti chiave del Rapporto, suddivisi per risultati.

Riduzione delle importazioni di petrolio
Attualmente in Ue si importa l’89% del suo greggio, la maggior parte del quale viene utilizzata per produrre carburante. Sostituire il petrolio importato con energia pulita prodotta a livello nazionale consentirà di mantenere sul territorio comunitario parecchi miliardi di Euro a beneficio dell’economia europea. Secondo lo Studio, passare alla nuova e-mobility consentirebbe, al 2030 di risparmiare ben 49 miliardi di Euro!

Rafforzamento dell’economia europea
Dall’analisi degli scenari proposti emerge che passare ad un parco auto circolante più soddisfacente nei confronti degli standard UE 2020 per la riduzione di CO2 equivarrebbe ad un incremento del PIL annuo dello 0,1% al 2013. Ulteriori innovazioni per raggiungere i futuri obiettivi climatici andrebbero ulteriormente ad aumentare il PIL nazionale già dopo il 2025. Ciò comporterebbe un aumento del PIL annuo dello 0,2% nel 2030 e un aumento dello 0,5% entro il 2050.

Nuovi posti di lavoro
L’addio a benzina e gasolio porterà non solo benefici in termini ambientali ed economici, ma anche sociali: le stime prevedono che la transizione contribuirà alla creazione di circa 206.000 posti di lavoro netti aggiuntivi in Europa al 2030. In quest’ottica, scrivono gli analisti, occorre tuttavia investire nella riqualificazione di impianti e tecnologie esistenti per affrontare gli input del futuro.

Main economics impact of the transition to low carbon vehicles in Europe

Miglioramento della salute
Ancora, in Europa, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno di oltre 467.000 vittime premature. In uno scenario in cui entro il 2030 un quarto delle vendite di nuovi veicoli è rappresentato da veicoli a emissioni zero (ZEV), un quarto è completamente ibrido e i 2/4 rimanenti sono veicoli “ibridi miti”, l’Europa sarebbe sulla buona strada per ridurre le emissioni di CO2 delle automobili dell’88 % entro il 2050, passando, cioè, dalle circa 605 MT all’anno attuali alle circa 70 MT all’anno. Anche il livello di ossidi di azoto (NOx) scenderebbe dall’attuale 1,3 milioni di t/a a circa 70.000 t/a.

Impatto sui consumatori
Al 2030 i veicoli a zero emissioni e auto a trazione tradizionale (diesel o benzina) avranno circa lo stesso costo di acquisto. Ancora nel 2020 i veicoli elettrici a batteria e quelli a celle a combustibile saranno più costosi rispetto ai veicoli diesel ea benzina e alle loro varianti ibride; tuttavia, entro i dieci anni successivi la differenza di prezzo si ridurrà mano a mano che, da un lato, i veicoli a zero emissioni raggiungeranno economie di scala; dall’altro, il costo degli automezzi a trazione tradizionale si alzerà a causa dei limiti imposti per la riduzione di CO2.

Investimenti in infrastrutture di ricarica e reti di distribuzione
Il passaggio massivo dalla trazione a combustibili fossili a quella a zero emissioni imporrà ingenti investimenti. Entro il 2030 potrebbero essere necessari fino a circa 23 miliardi di euro di investimenti cumulativi in infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici in Europa, di cui 9 miliardi di euro riguarderanno punti di ricarica accessibili al pubblico. Ovviamente anche le reti di distribuzione dell’elettricità necessiteranno di un ammodernamento; in questo caso per la mitigazione dei costi potrebbe essere utilizzato un sistema di tariffazione intelligente. I costi di implementazione della ricarica intelligente possono essere più che compensati dal valore creato dai veicoli elettrici collegati che forniscono servizi al gestore di rete.

Se gli scenari illustrati nel Rapporto, tutti molto positivi, sembrano prevedere un futuro molto più “verde” per l’Europa e i suoi cittadini, occorre tuttavia, ricordare che la pur necessaria ed impellente transizione verso una mobilità pulita non potrà avere successo senza aver prima introdotto e perseguito profondi cambiamenti nelle tecnologie utilizzate per alimentare i veicoli se si vuole che carburanti più puliti come elettricità e idrogeno diventino la norma.

Occorrerà coraggio per adeguare e diffondere a livello locale tutte le infrastrutture necessarie alla distribuzione e alla ricarica, mentre uguali sforzi dovranno essere attuati per garantire che i lavoratori attualmente impiegati nella produzione di auto siano riqualificati nelle nuove filiere di qualità rappresentate dalle tecnologie pulite applicate al trasporto.

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