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Da tempo si vociferava di un'intesa fra Daimler e BMW per potenziare i relativi servizi di mobilità condivisa, tuttavia, per l'operatività c'è ancora bisogno dell'approvazione delle autorità responsabili della concorrenza. Intanto il car sharing aumenta in Italia.

car sharing

Cresce l'attenzione, anche da parte dei grandi costruttori, sul tema e le opportunità economiche della mobilità sostenibile e condivisa; un segmento di mercato sempre più attenzionato dagli utenti finali e dunque appetibile per il business delle quattro ruote.

L'ultima notizia, peraltro annunciata da voci e rumors che giravano da tempo è arrivata il 28 di marzo quando BMW e Daimler hanno annunciato, attraverso un comunicato congiunto, di voler unire le rispettive capacità e potenzialità per dar vita ad una nuova società in grado offrire ai clienti una unica sorgente di servizi per la mobilità sostenibile nelle aree urbane.
Il tutto prendendo in considerazione gli svariati aspetti in gioco della questione: car sharing (servizi pubblici di mobilità condivisa) ride-hailing (servizi di trasporto fra privati), parking (servizi di ricerca parcheggi), charging (servizi di ricarica) multimodality (servizi di trasporto merci attraverso diversi sistemi di trasporto combinati tra di loro).

Sul fronte car sharing, principalmente, i due colossi intenderebbero fondere i due soggetti leader nel settore: DriveNow (prodotto di Casa BMW, tra l'altro presente in Italia solo nel capoluogo lombardo) e Car2Go (risposta della concorrente Daimler e già ampiamente disponibile, nel nostro Paese, a Roma, Milano, Torino e Firenze).

Una joint venture che, se realizzata, consentirebbe ai due costruttori di autoveicoli, di mantenere la concorrenza nei rispettivi core business, aumentando e consolidando nel contempo una leadership nei servizi di fornitura di mobilità sostenibile nello spirito della condivisione del rischio nei confronti di un mercato in continua espansione nel quale i concorrenti non mancano, Uber, fra tutti.

In questa strategia, ovviamente, si punta al consumatore finale, al quale si intende rendere più facile la scelta verso modalità di trasporto rispettose dell'ambiente, della qualità dell'aria e dei consumi. In questo senso l'accordo fra BMW e Daimler contempla anche la futura fornitura di servizi che includono App per smartphone e altri dispositivi mobili per chiamare i taxi, localizzare i parcheggi e ricaricare le vetture elettriche.

Tuttavia, per la concretizzazione di questa joint venture occorrerà l'approvazione da parte delle autorità responsabili della concorrenza e solo a quel punto le due società potranno implementare servizi congiunti.

La notizia ci dà modo di ricordare come nel nostro Paese le dinamiche di sharing mobility siano cresciute negli ultimi anni contestualmente all'attenzione da parte di un pubblico sempre più ampio. 
Dai dati contenuti nel 2° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility, emerge che nel triennio 2015-2017, i principali servizi di mobilità condivisa sono aumentati del 50% e sono ormai 18,1 milioni gli italiani che possono usufruire di almeno un servizio.
Dal punto di vista territoriale, le Regioni del Sud hanno fatto registrare una crescita più forte della mobilità condivisa con un più 57% nel triennio (31%, invece, al Centro e al Nord) e Milano si conferma il fiore all'occhiello in Italia per la mobilità condivisa.

"La sharing mobility cresce ogni anno nel suo complesso del 40-50% in termini di cittadini che la utilizzano e numero di veicoli a disposizione – ha sottolineato Raimondo Orsini, Direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile durante la presentazione del Rapporto nell'ambito della II Conferenza Nazionale sulla Sharing Mobility a Roma, il 27 marzo - La nota dolente di questa crescita è che avviene solo in alcune città, sono solo 4-5 città che crescono nella sharing: sono Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna. Ci aspettiamo una crescita nei prossimi anni anche nelle città del Centro-sud a cominciare da Napoli, Bari, Cagliari, Catania, Palermo. Occorre aiutare la crescita e non ostacolarla: servono dei piccoli provvedimenti che aiutino gli operatori, ad esempio a trovare spazi per i parcheggi e per le stazioni di ricarica dei veicoli elettrici".

"La mobilità condivisa è uno dei comparti trainanti di quella rivoluzione della sostenibilità dei trasporti urbani che è essenziale per assicurare standard di qualità dell'ambiente e della vita nelle città – ha affermato nella stessa occasione il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca GallettiI trasporti incidono infatti in maniera significativa sull'inquinamento atmosferico urbano che, soprattutto nella pianura padana, segna ancora ripetuti superamenti delle soglie imposte dalle norme nazionali ed europee. Ma il traffico è anche uno dei principali fattori di stress della vita in città. Condividere mezzi, tragitti, viaggi, spostamenti casa-lavoro è un modo concreto e anche 'sociale' per aiutare le città ad essere più a misura di essere umano. Il Ministero in questi anni ha finanziato progetti di 573 interventi per 625 milioni in favore di 169 enti locali in materia di mobilità sostenibile e nell'ultimo anno ha promosso e finanziato oltre 80 progetti per gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola presentati dai comuni italiani. Questa è la direzione giusta per un'Italia migliore e più green".

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