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Incidenti stradali: secondo i dati della ricerca di Unipolis le giovani vittime causate dall’incidentalità su strada hanno riscontrato un calo del 20,2% e anche le stragi del sabato sera si sono ridotte. Ma restano in forte pericolo gli over 65.

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Negli ultimi anni in Italia si è verificato un miglioramento sostanziale in merito alle giovani vittime causate da incidenti stradali con un calo del 20,2% e anche le stragi del sabato sera si sono ridotte sensibilmente. Ma un dato resta preoccupante: le persone anziane, in prevalenza uomini specie se pedoni e ciclisti, sono oggi le vittime “predestinate” e in assenza di interventi tutto questo porterà l'Italia nel 2050 ad essere il paese europeo con il maggior numero di morti e feriti in incidenti stradali fra gli over 65.

Ecco quanto emerge dalla ricerca sulla sicurezza stradaleCambiamo strade” realizzata da Unipolis, la fondazione d’impresa del Gruppo Unipol, e presentata pochi giorni fa a Bologna presso CUBO (Centro Unipol Bologna), in occasione della Settimana Europea sulla Mobilità.

Secondo lo studio in Italia, nell’arco degli ultimi decenni, in particolare dal 2001 al 2010, data di inizio del Programma d’azione europeo per la sicurezza stradale, un numero sempre minore di persone ha perso la vita o è rimasta ferita a causa di un incidente stradale. Un trend positivo che è proseguito nell’ultimo decennio: il calo delle vittime rispetto al 2010 è stato pari al 20,2% (3.283 morti e 249.175 feriti), più alto persino del valore medio europeo (-18,6%). Anche se comunque siamo sempre in ritardo rispetto all’obiettivo fissato per il 2020 dalla strategia europea, che prevede una riduzione del 50% dei morti rispetto al 2010.

Sempre secondo l’analisi di Unipolis, si è verificato anche un netto miglioramento in relazione al numero di under 24 morti o feriti in incidenti stradali, al punto di poter affermare che le cosiddette “stragi del sabato sera”, che hanno insanguinato purtroppo per lungo tempo le notti dei fine settimana, si siano sensibilmente ridotte.

Trend positivi quindi che, però, non valgono per quanto riguarda i cittadini con almeno 65 anni: per questi la variazione del numero di morti tra il 2010 e il 2016 è quasi inesistente (si è passati dai 1.059 morti del 2010 ai 1.045 del 2016) e, proprio nel 2016, circa un terzo dei morti totali sulle strade avevano 65 anni o più. E non è il dato più impressionante se si considera che, per ogni milione di abitanti, ci sono stati 47 morti tra gli under 65, mentre sono stati ben 224 tra gli uomini con oltre 80 anni. Questo significa che non è stato ancora affrontato il tema dell’invecchiamento della popolazione e delle sue conseguenze sociali.

Oggi le vittime designate sono, dunque, gli anziani, in prevalenza uomini, specie se pedoni e ciclisti. E se proiettiamo gli attuali dati sulla mortalità stradale fino ai prossimi trent’anni, confrontando gli stessi con le tendenze demografiche, emerge uno scenario su cui riflettere, che vedrà i morti in incidenti con più di 65 anni in aumento del 50%, con punte altissime tra le persone di 80 anni e oltre.

Ma alcune soluzioni sono possibili, secondo Unipolis: ad esempio, ridurre l’utilizzo di auto private in favore dei mezzi pubblici, usare auto meno inquinanti, incrementare le strade a velocità limitata e gli spazi verdi, aumentare le piste pedonali e ciclabili protette, adottare misure per favorire car pooling, car e bike sharing nonché agevolare sistemi tecnologici di regolazione del traffico.

In poche parole promuovere una mobilità che dia concretamente nuovo ritmo alle comunità urbane, con una migliore organizzazione degli spazi nei centri urbani e una rinnovata qualità della vita, più sicura e più in sintonia con l’ambiente.

 

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