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Il riciclo dei rifiuti si conferma vera e propria eccellenza italiana, ma le filiere in controtendenza rispetto ai dati nazionali sono proprio quelle del settore automobilistico.

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L'annuale Rapporto sullo sviluppo del riciclo dei rifiuti "L'Italia del Riciclo 2018", a cura di FISE UNICIRCULAR e Fondazione Sviluppo Sostenibile, mostra dati in crescita in quasi tutte le filiere industriali e aspettative positive per le nuove direttive europee in materia di economia circolare.

Il riciclo dei rifiuti si conferma quindi vera e propria eccellenza italiana, ma le filiere in controtendenza rispetto ai dati nazionali sono proprio quelle del settore automobilistico.
Calano il recupero dei veicoli fuori uso, il riciclo degli pneumatici fuori uso e l’immesso al consumo degli oli lubrificanti.
In crescita solo la raccolta delle batterie di avviamento.

PNEUMATICI FUORI USO
Nel 2016, è stato trattato l’88% (313.239 tonnellate) degli pneumatici fuori uso (PFU) raccolti in Italia, -7% rispetto al 2015, anche se, in termini di quantitativi assoluti, il decremento sia solo dell’1%.
Il restante 12% (41.665 tonnellate) dei PFU è imputabile alla gestione indipendente dalla gestione consortile che ha registrato un aumento di 24.824 tonnellate, più che raddoppiando le quantità gestite rispetto all’anno precedente.

Nel 2017 i tre Consorzi Ecopneus, Ecotyre e Greentire, che insieme rappresentano circa il 90% del totale trattato, hanno avviato a recupero 298.482 tonnellate di PFU, con un decremento dell’1% rispetto all’anno precedente.
A seguito del trattamento, il 41% dei materiali separati è stato avviato a recupero di materia e il 59% a recupero di energia come combustibili, prevalentemente in impianti di produzione del cemento.
In termini assoluti, le quantità avviate a recupero energetico subiscono un incremento del 6% rispetto all’anno precedente, mentre la quota avviata a recupero di materia subisce un calo del 9% rispetto al 2017.

Sebbene l’adozione del modello di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) sia servita a contrastare, almeno in parte, il fenomeno degli abbandoni e sversamenti sul territorio, molto diffuso prima del settembre 2011, restano ancora due questioni irrisolte.

Una percentuale significativa di pneumatici immessi in Italia non è dichiarata dagli importatori: le vendite on line B2B sono uno dei probabili canali di immissione illegale di pneumatici.
A questo si aggiungono le vendite “in nero” di pneumatici di importazione: tale vendita genera la necessità di non conferire gli PFU ai soggetti autorizzati per evitare un confronto dei bilanci (vendite vs rifiuti) che denuncerebbe rapidamente l’illecito.

Altro elemento di criticità non ancora superato è il forte sbilanciamento tra la domanda e l’offerta dei materiali riciclati da PFU, ossia dei granuli e polverini di gomma.
In tal senso, la congiuntura economica degli ultimi 9 anni e i tagli alla spesa pubblica che hanno contratto fortemente gli acquisti pubblici e non hanno contribuito positivamente alla crescita della domanda di manufatti, come l’arredo urbano e i pannelli fonoassorbenti, superfici sportive e asfalti realizzati con gomma riciclata da PFU, su cui le aziende italiane hanno investito.

OLI LUBRIFICANTI
Nel 2017 il mercato dei lubrificanti ha chiuso per il secondo anno consecutivo con un modesto incremento dell’immesso al consumo, passando dalle 403.000 tonnellate alle 406.000 t.
I due comparti che costituiscono il serbatoio dell’immesso, quello dell’autotrazione e quello industriale, hanno fatto registrare andamenti contrastanti.

Mentre il comparto industriale è cresciuto dell’1,9%, attestandosi sulle 210.100 tonnellate contro le 206.200 dell’anno precedente, il settore automobilistico ha registrato una contrazione dell’1,5% passando da 196.800 a 193.900 tonnellate.

Il 62% della raccolta totale è stato effettuato nelle Regioni del Nord Italia, seguite da quelle del Centro con il 21% e del Sud con il 17%.

L’olio lubrificante usato raccolto può essere sottoposto principalmente a tre trattamenti che sono determinati in base alle caratteristiche qualitative dello stesso: rigenerazione, combustione e termodistruzione.
Nel 2017 sono state avviate alla rigenerazione 180.936 tonnellate di oli che hanno prodotto 112.000 tonnellate di olio base a specifica; la combustione ha interessato 689 tonnellate di oli usati e infine sono state 302 le tonnellate termodistrutte nel 2017.

L'intera filiera riesce raccogliere ogni anno oltre il 97% del quantitativo raccoglibile di un rifiuto pericoloso come l’olio lubrificante usato, e riciclarlo quasi completamente.
La minima percentuale che sfugge viene generata sia dal settore industriale che dal “fai da te” nel quale confluiscono gli oli dell’autotrazione, della nautica e dell’agricoltura.

ACCUMULATORI PER VEICOLI
La raccolta delle pile e accumulatori industriali e per veicoli ha luogo prevalentemente presso officine meccaniche, autoricambi, elettrauto e grandi utenti (centrali elettriche, ospedali, aeroporti, etc.) e riguarda prevalentemente gli accumulatori al piombo, che hanno un valore economico anche una volta giunti a fine vita.
Per quanto riguarda la tipologia di accumulatori, le batterie di avviamento per veicoli rappresentano circa l’86% in peso rispetto ai rifiuti raccolti, mentre il restante 14% è attribuibile ad accumulatori industriali.
Nel 2017, dopo il calo degli ultimi anni, si è assistito ad un incremento del 12,4% rispetto al 2016 della raccolta che si attesta a 179.535 tonnellate, pari al 59% degli accumulatori nuovi immessi sul mercato nello stesso anno.


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