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La Commissione europea ha deciso di deferire nuovamente l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per l’elevata concentrazione di biossido d’azoto.

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Ancora una volta la Commissione europea porta l'Italia in tribunale per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, questa volta per “l'incapacità di proteggere i propri cittadini dagli effetti del biossido di azoto”, un gas altamente tossico con un forte potere irritante per l’apparato respiratorio e per gli occhi, che può causare bronchiti fino anche a edemi polmonari e decesso.

La normativa europea sulla qualità dell'aria (Direttiva 2008/50/CE) impone agli Stati membri di misurare la qualità dell'aria in tutto il loro territorio e di adottare politiche atte a limitare l'esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici.
I valori limite per l'NO2 stabiliti dalla direttiva dovevano essere soddisfatti nel 2010.

La Commissione invita l'Italia a rispettare i valori limite concordati sulla qualità dell'aria e ad adottare misure adeguate per ridurre i livelli di inquinamento in 10 agglomerati che coprono circa 7 milioni di persone.

Non solo, l'Italia era già stata deferita alla Corte di giustizia nel maggio 2018 anche per i livelli costantemente elevati di particolato (PM10).

L'inquinamento atmosferico causa direttamente malattie croniche gravi come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni e la cattiva salute causata dall'inquinamento atmosferico costa all'economia miliardi di euro in giorni di lavoro persi.

Questo rinvio fa seguito a un'azione analoga contro Francia, Germania e Regno Unito nel maggio 2018, per analoghi fallimenti nel rispettare i valori limite per il biossido di azoto e per non aver adottato le misure appropriate per mantenere i periodi di eccedenza il più breve possibile.

Con la comunicazione del maggio scorso "Un'Europa che protegge: aria pulita per tutti", la Commissione ha intensificato la propria azione e l'impegno nei confronti degli Stati membri per tutelare la salute dei cittadini definendo un approccio nuovo al problema che offre alle istituzioni nazionali, regionali e locali un aiuto concreto per migliorare la qualità dell'aria in Europa.

In totale, vi sono 14 cause d'infrazione in corso nei confronti degli Stati membri per il superamento dei limiti di NO2 (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Germania, Grecia Danimarca, Francia, Spagna, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Regno Unito).


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