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Le preoccupazioni per il quadro economico e la demonizzazione del diesel continuano a frenare la vendita di nuove auto in Europa.

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Secondo l’ACEA, il mese di aprile nell’Europa dei 28+EFTA ha archiviato 1.344.863 immatricolazioni, in calo dello 0,5% rispetto a quanto registrato nel mese di aprile 2018, quando si immatricolarono 1.351.352 unità.
La domanda è stata trainata principalmente dai Paesi nuovi membri (EU12), che riportano un aumento del 4,6% nel mese, mentre i 5 major markets hanno immatricolato complessivamente il 71% del mercato UE-EFTA con 953.804 autovetture (-0,4%).
Quello di aprile è l’ottavo calo mensile consecutivo per l'Europa.

Il cumulato del primo quadrimestre recupera leggermente la flessione rispetto al trimestre appena concluso, ma permane il segno negativo: -2,5% con 5.491.050 vetture, contro le 5.633.842 del gennaio-aprile 2018.

Considerando le prospettive dell’economia e il persistente effetto negativo sulle vendite della demonizzazione del diesel, secondo il Centro Studi Promotor, si può prevedere che nell’intero 2019 le immatricolazioni nell’area UE+EFTA saranno 15.200.000, che è un livello inferiore del 5% al massimo toccato nel 2007 a quota 16 milioni di vetture vendute.

Tuttavia, a fronte delle difficoltà dell’economia e della vicenda del diesel, le vendite nell’area europea sono sostenute dalle esigenze di sostituzione di un parco circolante che si sta avvicinando a 300 milioni di autovetture e la cui età media, con la crisi del 2008, è passata da 7,5 a 10,9 anni.

Secondo l'Unrae, però, con i ritmi attuali, per liberare le nostre strade dalle vetture ante Euro 4 servirebbero quasi 14 anni, e nel frattempo anche le Euro 5 saranno diventate archeologia industriale.

Per quanto riguarda le alimentazioni, nei maggiori mercati europei si registra un calo complessivo delle immatricolazioni di auto diesel del 13% ad aprile, con quasi 50.000 immatricolazioni in meno, e del 16% nei primi quattro mesi dell’anno, con una riduzione di volumi di vendita che sfiora 250.000 unità.
Risulta in forte contrazione il mercato del diesel in Spagna (-24%), in Italia (-22%), in Francia (-17%) e nel Regno Unito (-9%), mentre in Germania, le vendite di auto diesel mostrano per la prima volta nel 2019 un calo mensile decisamente inferiore rispetto agli altri major markets (-0,9%).

È bene ricordare che l’effetto della flessione della domanda di auto diesel in Europa si è concretizzato, nel 2017, in un aumento delle emissioni medie complessive di CO2 delle nuove auto vendute (+0,4% con 118,5 g/km.

Analizzando i dati relativi ai 5 maggiori mercati, il risultato migliore in termini di crescita in aprile lo consegue la Spagna dove le immatricolazioni fanno registrare un incremento del 2,6% dovuto soprattutto alle vendite ad aziende e a società di noleggio che compensano una bassa propensione all’acquisto dei privati.
Al secondo posto per crescita, sempre nella pattuglia dei primi cinque, viene l’Italia che ha messo a segno in aprile un incremento dell’1,5% che contribuisce a contenere le perdite del primo quadrimestre al 4,6%.
In stagnazione quasi perfetta è il mercato francese che cresce dello 0,4% in aprile e cala dello 0,4% nei primi quattro mesi, mentre lievemente negativo è il mercato tedesco con cali dell’1,1% in aprile e dello 0,2% nel periodo gennaio-aprile.
Fanalino di coda del gruppo dei 5 grandi è il Regno Unito che contiene le perdite al 4,1% in aprile e al 2,7% nel primo quadrimestre.


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