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Una delle auto esposte che porta ancora i segni della storia italiana è la Fiat 130 nella quale venne rapito Aldo Moro.

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Un pezzo di storia automobilistica italiana è stato riaperto al pubblico.
Si tratta del Museo storico della Motorizzazione Civile, inaugurato il 15 giugno alla presenza del Capo di gabinetto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Gino Scaccia e del Direttore generale territoriale del Centro, Giovanni Lanati.

Con sede a Roma in via di Settebagni 333, presso il Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi, il Museo espone auto, moto, autobus, particolari di veicoli e documenti che legano la Motorizzazione alla vita e alla storia d’Italia.

Tante le icone del nostro passato, come le Fiat 500A “Topolino” e 508 Balilla, abbinate ad autentiche curiosità, come un prototipo di Alfa Romeo Montreal con motore a 4 cilindri e la Fiat 1900 cabriolet di rappresentanza.

Poi ancora motociclette di diverse epoche, targhe, libretti di circolazione, manuali e le regole stradali dei primi del Novecento da studiare per ottenere la patente di guida.
Tra i pezzi particolarmente spettacolari, anche gli spaccati in dimensione naturale di alcuni mezzi pesanti, motori e trasmissioni.

Una delle auto esposte che porta ancora i segni della storia italiana è la Fiat 130, triste protagonista della strage di via Fani del 16 marzo 1978, nella quale fu rapito Aldo Moro e persero la vita i 5 uomini della sua scorta.

È stato l’Automotoclub Storico Italiano, ente privato che tutela il patrimonio del motorismo storico, che ha recentemente ricondizionato i mezzi del Museo attraverso un restauro conservativo, che ne ha esaltato l’originalità, secondo la filosofia della Carta di Torino, il documento ufficiale della FIVA (Fédération Internationale Vehicules Anciens).

“Questo per noi oggi è un giorno lieto – ha dichiarato il Capo di gabinetto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Gino Scaccia - perché, grazie a questo intervento dell’ASI, riusciamo a rendere nuovamente fruibile questo museo. È importante la conservazione dei mezzi e della storia per poterla trasmettere ai giovani delle scuole che, grazie a questi veicoli e alla cultura che sta loro dietro, possono appassionarsi a questo settore e avvicinarsi al mondo della circolazione in modo più consapevole. Invito i numerosi appassionati intervenuti oggi con le loro vetture storiche a collaborare per permettere un’apertura il più possibile ampia di questo museo”.


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