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Stagnazione economica e demonizzazione del diesel continuano a frenare le vendite di automobili in Italia.

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Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a giugno il mercato italiano dell’auto ha totalizzato 171.626 immatricolazioni, in calo del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2018, già caratterizzato a sua volta da un calo del 7% rispetto al 2017.

Negli ultimi 3 giorni del mese è stato immatricolato circa il 45,6% del totale mercato (nei due mesi precedenti la percentuale era stata intorno al 38%), mentre le auto-immatricolazioni di case e concessionari, secondo le elaborazioni Dataforce, hanno rappresentato il 14,2% dei volumi di vendita mensili.

I volumi immatricolati nel 1° semestre (che mediamente copre il 57% dell’immatricolato dell’anno) ammontano, quindi, a 1.082.197 unità, il 3,5% in meno rispetto ai volumi dello stesso periodo del 2018.

A giugno sono in flessione sia il canale dei privati che quello delle società che perdono rispettivamente -4% e -10,9% su base tendenziale, mentre nel progressivo da inizio anno 2019 si registra un modesto +0,8% per i privati e -21,4% per le società.
Nel mese di giugno tengono, invece, le immatricolazioni a società di noleggio con +12,5%.

Secondo il Centro Studi Promotor, gli elementi che determinano l’attuale insoddisfacente situazione del mercato italiano dell’auto vanno ricercati sia nel quadro economico che in fattori negativi specifici del comparto.

“Numerosi elementi gravano negativamente sulle decisioni di acquisto di un’automobile. - ha spiegato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor - Preoccupa innanzitutto la situazione dell’economia che è di stagnazione con una chiara tendenza al peggioramento dato che le previsioni più accreditate indicano in calo il Pil nel secondo trimestre del 2019. E a ciò si aggiunge che le famiglie e le imprese sono preoccupate per l’incombere di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea e per il fatto che non sia stato ancora scongiurato il pericolo di un aumento dell’Iva. E’ evidente che in un quadro di questo tipo un numero rilevante di potenziali acquirenti tende a rimandare la sostituzione di autovetture ormai pronte per essere dismesse con la conseguenza di ingrossare il serbatoio di domanda di sostituzione insoddisfatta accumulatasi durante la crisi”.

Non solo. Per quanto riguarda le auto aziendali utilizzate come beni strumentali è venuto meno nel 2019 il sostegno dei superammortamenti, mentre sia per le aziende che per i privati continua a pesare la demonizzazione del diesel.
Molti automobilisti non stanno sostituendo i loro diesel (come forse qualcuno sperava), ma sono in attesa di una soluzione alternativa altrettanto conveniente.
Inoltre, la sostituzione è resa pure più difficile dal calo delle quotazioni dei diesel usati (in una scala da 1 a 10 la difficoltà di vendere un’auto diesel dal 2016 ad oggi è passata da 3,9 a 6,4).

Sul fronte alimentazione, infatti, si conferma nel mese il calo a due cifre delle immatricolazioni di vetture diesel (-22,5%, con oltre 20.000 unità in meno rispetto a giugno 2018), che detengono una quota del 41,6%.
Al contrario, le vetture a benzina crescono del 27% e rappresentano il 43% del mercato.
Nei primi sei mesi dell’anno, il diesel rallenta del 23,5%, mentre la benzina aumenta del 24,5%.
Le vetture elettriche segnano nel mese il record assoluto in termini di volumi (1.456) e di quota di mercato (0,8%).
Anche le auto ad alimentazione alternativa raggiungono la quota mensile più alta da agosto 2018 (15,3%).
Le gpl risultano in aumento del 2% nel mese con una quota del 6,9% e del 4,5% nel cumulato, con il 6,6% di quota, mentre il metano subisce, a giugno, un altro pesante ridimensionamento, -29%, dopo il tonfo degli ultimi mesi.
Nel cumulato, il calo delle autovetture a metano è del 37%.

In questo quadro, continua l’incremento della CO2 media ponderata a 119,2 g/km nel mese (+4,9%) e 119,8 g/km nel 1° semestre (+5,9%).


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