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Il mercato auto complessivamente considerato è in una situazione di sostanziale stagnazione, ma la tendenza è comunque negativa dato anche che dei 31 mercati dell’area ben 21 sono in calo.

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Secondo i dati diffusi da ACEA, nei Paesi dell’Unione Europea e dell’EFTA a luglio le nuove immatricolazioni di auto sono state 1.330.226, con un incremento dell’1,2% rispetto a luglio 2018, ma ad agosto il mercato è tornato negativo con 1.074.169 immatricolazioni complessive, l’8,6% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Tuttavia, è necessario segnalare che le vendite dello scorso mese si confrontano con i risultati di un agosto 2018 molto particolare (1.174.645 immatricolazioni con un incremento del 30,1%) perché in quel mese vi fu un picco di immatricolazioni determinato dall’esigenza delle case automobilistiche di immatricolare veicoli non in regola con la nuova normativa WLTP che sarebbe entrata in vigore dal 1°settembre successivo.
Per effetto di questa situazione, le immatricolazioni in agosto 2019 state 1.074.169 con un calo dell’8,6% su agosto 2018, ma risultano in crescita del 19% se confrontate con agosto 2017.

Dall’analisi dei risultati del bimestre per paese, si evince un diffuso calo delle vendite con 12 dei 30 paesi analizzati in controtendenza (Germania, Svezia, Grecia, Cipro e 8 mercati minori dell’Europa Orientale, che rappresentano nel complesso il 35% del mercato totale).

Nei primi 8 mesi del 2019 le vendite di autovetture nuove sono state 10.830.899 con un calo del 3,2% sullo stesso periodo del 2018, un risultato coerente con il quadro economico di bassa crescita che sta caratterizzando l’area europea.

Le marche italiane hanno registrato, in Europa, 76.362 immatricolazioni nel mese di luglio (-17,8%), mentre ad agosto le unità registrate ammontano a 54.101 (-26,5%).
Andamento positivo, ad agosto, per il brand Lancia/Chrysler (+90,9%).
Nei primi 8 mesi del 2019, i volumi totalizzati ammontano a 671.344 unità (-12,1%) con una quota di mercato del 6,2%.
Nel periodo gennaio-agosto 2019 mantiene un andamento positivo il marchio Lancia/Chrysler (+29,7%).


Sul fronte delle alimentazioni, nei major markets il calo tendenziale complessivo delle immatricolazioni di auto diesel è del 15% a luglio (53.000 vetture in meno) e del 24,5% ad agosto (69.000 vetture in meno), mentre nei primi otto mesi dell’anno, la riduzione di volumi venduti è di 488.000 unità (-16%).

“In sintesi – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – il mercato europeo dell’auto in Europa segna il passo e per ritornare alla crescita con l’obiettivo di toccare nuovamente il massimo di 16 milioni di immatricolazioni del 2007 occorre innanzitutto che riparta l’economia. La prospettiva di rivedere il patto di stabilità nella UE in chiave di crescita induce ad un cauto ottimismo, ma il mercato dell’auto, che continua ad essere anche alle prese con la difficile transizione dalle motorizzazioni diesel a soluzioni ritenute più verdi, non ha bisogno soltanto di un ritorno alla crescita dell’economia, ma anche di una politica incisiva per il settore coordinata a livello europeo”.

Dal focus sui 5 Major Markets emergono per il bimestre luglio-agosto le persistenti, decisamente negative, performance di Francia e Spagna (-7,5% e -20,0% rispettivamente) e i più contenuti decrementi di Italia (-1,1%) e Regno Unito (-3,2%), parzialmente controbilanciati dal modesto miglioramento della Germania (+1,9%). 

Secondo l'Unrae, l’industria automotive Europea soffre di problemi già attuali, come il calo della domanda continentale e la frenata della locomotiva tedesca (che può trascinare in basso l’intera UE), ma anche di minacce incombenti quali la temuta “no deal Brexit” e l’imposizione di dazi nel commercio globale.
A ciò si aggiungono anche l’entrata in vigore nel 2020 dei restrittivi target sulle emissioni di CO2 e gli ingenti investimenti richiesti da elettrificazione, connettività, guida autonoma e nuovi modelli di mobilità.

“Senza urgenti e articolati interventi a sostegno dell’industria auto europea, sul lato sia della domanda che dell’offerta, - hanno dichiarato gli analisti dell'Unrae - il paventato “deserto dei profitti” (espressione di conio recente e di ampia fortuna mediatica) rischia seriamente di materializzarsi, colpendo un settore che in Europa occupa quasi 14 milioni di persone.”


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