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La crescita a doppia cifra di settembre è dovuta al confronto con il mese del 2018 che aveva subito un crollo di vendite.

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In settembre nell’area dell’Unione Europea e dell’Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) sono state immatricolate 1.285.494 autovetture con un incremento del 14,4% sullo stesso mese del 2018.
Dall’analisi dei risultati, si nota un generalizzato aumento delle vendite con 28 dei 30 paesi in crescita, con l’eccezione di Bulgaria e Islanda, due mercati marginali.
Analizzando i 5 Major Markets si evincono per il mese di settembre le rilevanti performance, in doppia cifra, di Germania, Francia, Spagna e Italia e il più contenuto incremento del Regno Unito (+1,3%).
Insieme hanno immatricolato il 77% dei volumi di settembre, con 985.207 unità, in crescita dell’11,7%, mentre l’area dei nuovi Paesi membri (UE12), con 90.937 immatricolazioni, è in crescita del 22,3% e rappresenta il 7,1% del mercato complessivo

Ma i numeri non devono trarre in inganno.
La crescita a doppia cifra registrata a settembre è in realtà l’effetto del confronto con un settembre 2018 in forte calo (-23,4%), visto che l’entrata in vigore della normativa WLTP per tutte le nuove vetture in vendita aveva provocato un’anticipazione degli acquisti nei precedenti due mesi estivi, con lo smaltimento delle vetture in stock.

Resta infatti in calo, anche se attenuata, la dinamica della domanda di autovetture nei primi 9 mesi del 2019, che archivia 12.115.927 immatricolazioni, l’1,6% in meno dei 12.308.191 veicoli del periodo gennaio-settembre dello scorso anno.
Il complesso dei 5 maggiori mercati dell’area, che assorbono il 71,6% delle immatricolazioni, è in calo dell'1,2%.
Solo la Germania registra una modesta crescita del 2,5%, grazie alla sostanziale stabilità dell’economia, che tuttavia accusa qualche difficoltà, e alla ripresa della domanda di vetture diesel, dopo un crollo che aveva portato la loro quota a scendere fino al 32%.
Il secondo dei 5 grandi mercati, quello del Regno Unito, è invece in calo del 2,5% essenzialmente per le incertezze legate alla Brexit.
Difficoltà maggiori si registrano in Spagna (-7,4%), mentre Francia e Italia accusano contrazioni contenute tra l’1 e il 2%.

“In sintesi – ha spiegato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor - il mercato europeo dell’auto non è in crisi, ma non gode certo di buona salute e in molti paesi, tra cui l’Italia, vi è un forte contingente di domanda di sostituzione insoddisfatta e il parco circolante continua ad invecchiare con conseguenze negative sull’ambiente e sulla sicurezza. Sarebbe quindi altamente opportuno che, anche in vista del processo di decarbonizzazione della mobilità in cui la maggior parte dei paesi dichiara di volersi impegnare, si varasse una politica, possibilmente concordata a livello europeo, per incidere subito sul quadro ambientale rivedendo le politiche di penalizzazione del diesel che stanno determinando un aumento della quota delle auto a benzina, e di conseguenza delle emissioni di CO2, e per varare incentivi alla rottamazione delle auto più vecchie con vetture meno inquinanti, non solo nuove ma anche usate”.

Il mercato europeo è dunque in sostanziale stagnazione, in coerenza con l’andamento della congiuntura economica non soddisfacente nell’intera area ed anche di particolari situazioni come la Brexit per il Regno Unito e la demonizzazione del diesel per tutti i mercati interessati dal fenomeno.

Dall’analisi del mercato per alimentazione, infatti, a settembre continuano a calare le immatricolazioni di auto diesel, -13% con il 36% di quota, mentre le vendite di auto a benzina raggiungono il 45%, grazie ad una crescita dei volumi del 30%.
Le auto ad alimentazione alternativa (+59%) valgono il 19% del mercato, la quota più alta da gennaio 2015, di cui l’1,5% di auto a zero o a bassissime emissioni (appena 2.000 unità).
Crescita a tripla cifra sia per le vetture puro elettrico (+156%), che per le ibride ricaricabili (+140%).
All’aumento delle vendite di auto elettriche hanno contribuito gli incentivi, in vigore dal 1° marzo, che premiano le autovetture con emissioni fino a 70 g/km di CO2, ossia le elettriche e le ibride plug-in.


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