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Per accelerare la via verso trasporti più puliti saranno necessari incentivi per rottamare le vecchie auto più inquinanti e sostituirle con auto più sicure e avanzate.

auto nuova

In uno scenario tendenziale che non prevede politiche incentivanti, l’Italia riuscirà a ridurre a 49 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti le emissioni di gas serra, sfiorando dell’11% l’obiettivo 2030.

Il settore automobilistico, infatti, contribuirà per 54,5 Mt di CO2 eq e per ridurre quei 5 Mt di CO2 eq in più, saranno necessari incentivi per sostituire i mezzi di trasporto più vecchi e più inquinanti, sia pubblici che privati, e la promozione del trasporto pubblico e della mobilità condivisa e ciclopedonale.

È la sintesi dello studio ACI-CNR-ENEA Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica”, presentato in occasione della “74ma Conferenza del Traffico e della Circolazione”.

Grazie alla costante evoluzione delle tecnologie, alla naturale crescita dell’elettrificazione dei veicoli e alle spontanee scelte del mercato, – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, Presidente ACI - progressivamente e senza forzature, è possibile raggiungere una nuova mobilità sostenibile, che salvaguardi il diritto universale alla mobilità, specie nelle aree metropolitane, e garantisca un significativo miglioramento della qualità dell’aria e la tenuta del forte settore automotive italiano”.

Secondo l'ACI, per accelerare questo percorso verso una mobilità sostenibile è necessario anche un “sostegno a rottamare le vecchie auto da Euro 0 a 3, le più inquinanti, con auto più sicure e avanzate, quali, ovviamente, le ultimissime Euro 6d e come anche le recenti e più accessibili Euro 4 e Euro 5”.

Secondo lo studio, in uno scenario senza interventi pubblici, nel 2030, le auto termiche rappresenteranno l’82% del parco circolante, le ibride il 10%, le elettriche (BEV e PHEV) quasi il 9%.

È necessario – ha sottolineato Giuseppina Fusco, Presidente della Fondazione Caracciolo – un quadro regolatorio chiaro e certo che, in ottica di neutralità tecnologica, consenta alle imprese di proseguire nelle strategie di investimento, leva centrale dell’evoluzione energetica dell’automobile, potendo contare su una prospettiva di lungo termine definito. Le scelte di policy – ha concluso la Presidente Fusco - dovranno essere fondate su criteri di eco-razionalità, che coniughino le esigenze ambientali con quelle economiche e sociali, così da conseguire l’obiettivo minimizzando i costi per la collettività”.

Una pianificazione eco-razionale della mobilità deve passare anche per l'efficientamento dei mezzi e la promozione di TPL, mobilità condivisa e ciclopedonale.

Bisogna, quindi, prevedere investimenti per eliminare (o sostituire con usato recente) non solo i quasi 14 milioni di auto ante Euro 4 che costituiscono il 35% del parco circolante, ma anche gli autobus Diesel Euro 3 (il 60% del parco autobus nazionale), con modelli elettrici alimentati da energie rinnovabili.
O
gni sostituzione comporta una riduzione delle esternalità ambientali di circa 24.000 Euro l’anno.

I veicoli non inquinano solo durante la guida, quindi le emissioni devono essere valutate durante tutte le fasi del ciclo di vita: produzione, distribuzione, trasporto, uso, dismissione e riuso.

Nella fase di produzione, ad esempio, le auto elettriche emettono l’82% in più di CO2 di quelle termiche, ma arrivano a “pareggio emissivo” dopo appena 45.000 km e, aumentando le percorrenze, aumentano anche i vantaggi emissivi : a 150.000 km l’auto elettrica produce emissioni di CO2 inferiori di almeno il 20% di una vettura termica.

Lo studio sottolinea anche che la diffusione dell’auto elettrica e i minori consumi legati al progresso dei motori, porterà a un calo delle entrate fiscali derivanti dalle accise sui carburanti che nel 2018 hanno generato entrate di quasi 18,5 miliardi, solo per le autovetture.

Anche i veicoli ibridi, a metano e GPL potranno contribuire al raggiungimento dei target ambientali.
Un'auto a metano oggi emette meno di 95 g CO
2/km: un valore già in linea con gli obiettivi europei.

La transizione verso l’elettrico però non deve penalizzare le fasce sociali meno abbienti.
Sebbene i
n alcune regioni, grazie agli incentivi, si può risparmiare fino a 16.000 euro per l’acquisto di un’auto elettrica, un’ampia fascia della popolazione ancora non può permettersela.

Inoltre, nonostante i moderni veicoli euro 6 abbiano ridotto sensibilmente le emissioni e migliorato gli standard di sicurezza (un veicolo di recente immatricolazione ha quasi il 50% di probabilità in meno di essere coinvolto in un incidente stradale grave), nelle regioni con PIL pro-capite più basso, solo un veicolo su 10 è di classe Euro 6.


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