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Gran parte degli automobilisti italiani sono già abituati al circuito PagoPA e solo alcune regioni erano ancora escluse.

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A seguito di alcune modifiche al decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio a partire dal prossimo 1° gennaio il bollo auto si pagherà esclusivamente attraverso PagoPa, che sarà l'unica piattaforma disponibile per il pagamento di una voce importante del carico fiscale che pesa nelle tasche degli automobilisti italiani.

Le modifiche al bollo auto riguardano solo le modalità di pagamento, pertanto restano invariate tutte le altre caratteristiche, come la quota da pagare, la scadenza e la frequenza annuale.

Gran parte degli automobilisti italiani sono già abituati al circuito PagoPA e solo alcune regioni erano ancora escluse.

Da gennaio quindi si chiude il canale delle agenzie di pratiche auto e tutti i pagamenti di questo tipo saranno integrati nel nuovo circuito che ha lo scopo di ridurre i costi per la Pubblica amministrazione, aumentare la sicurezza del pagamento elettronico e il tracciamento delle entrate pubbliche.

PagoPA è la modalità standardizzata per i pagamenti alla Pubblica Amministrazione.
Non si tratta di un sito su cui pagare, ma una piattaforma a cui si può accedere tramite canali non solo on line, ma anche fisici, di banche, poste e altri prestatori di servizio di pagamento convenzionati con il sistema.

In particolare, il bollo auto potrà essere pagato sul sito e con l'app di PagoPa e presso:
- agenzie e le filiali della propria banca;
- servizi di home banking facendo attenzione ai loghi Cbill o PagoPa;
- sportelli bancomat che hanno attivato il servizio;
- tabaccherie e punti vendita Sisal, Lottomatica e Banca 5;
- uffici postali.

Ai pagamenti con PagoPA saranno addebitate delle commissioni (che variano da 1,50 euro alle poste a 1,87 nei tabaccai), che non andranno allo Stato ma a chi gestisce il pagamento verso la Pubblica Amministrazione.

Un’altra novità legata al bollo auto è il trasferimento del flusso dei dati nel Pubblico Registro Amministrativo, volto a contrastare in modo più diretto l’evasione, che ogni anno costa al fisco oltre 45 milioni di euro.

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