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Una ricerca tedesca mette in allarme per l'"epidemia da inquinamento", responsabile di circa 8,8 milioni di decessi prematuri all'anno nel mondo.

Inquinamento aria smog emissioni

In tempi tristemente caratterizzati dal timore causato dall'epidemia di Covid-19 nei quali l'attenzione globale è tutta spostata sulla sfida alla minaccia del contagio e dei suoi effetti sulla salute pubblica e sui sistemi sanitari nazionali, una ricerca tedesca ci riporta alla quotidianità per quanto riguarda una minaccia ben più radicata e costante nei nostri ambienti: quella dell'inquinamento dell'aria

Una minaccia persistente, tragicamente continua e pervasiva, responsabile di una vera e propria "epidemia silenziosa" che ogni anno miete milioni di vittime nella diffusa quasi indifferenza generale.

Eppure, i numeri sono da ecatombe: 8,8 milioni di morti premature all'anno nel mondo; un accorciamento medio di 3 anni dell'aspettativa di vita; 232.959.050 "anni persi" complessivamente ogni anno nel mondo se si sommano i tempi relativi a tutte le morti premature.

Ad affermarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Cardiovascular Research e condotto da Jos Lelieveld e Thomas Münzel dell'Istituto Max Planck e Università di Mainz in Germania che, affondando il dito nella piaga, rivela che lo smog uccide più del tabacco (il cui consumo accorcia l'aspettativa di vita media di 2,2 anni ed è responsabile di 7,2 milioni di morti premature all'anno); , del virus HIV responsabile dell'AIDS (1 milione di morti prematuri annui e un accorciamento della vita media di 0,7 anni) e della malaria (che miete 600.000 decessi precoci all'anno per una riduzione dell'aspettativa di vita media pari a 0,6 anni).

I ricercatori hanno preso in considerazione varie patologie fra quelle direttamente imputabili all'inquinamento dell'aria: quelle a carico dell'apparato respiratorio e quelle cardiovascolari, senza dimenticare l'insorgenza di tumori e del diabete e hanno scoperto che infarto e ictus sono le prime cause di morte causate dall'esposizione allo smog (con un 43% dell'aspettativa di vita persa per inquinamento nel mondo).

I dati dello studio, per quanto concerne il nostro Paese, restituiscono una "fotografia" drammatica che mostra almeno 81.473 decessi prematuri l'anno causati dallo smog con una perdita totale di anni di vita persi stimata in 1.242.579 anni e una aspettativa di vita persa pari a 1,91 anni. E in Europa le cosa non vanno meglio, visto che lo studio rileva una media di 2,2 anni di aspettativa di vita persi per inquinamento, di cui 1,7 sarebbero prevenibili.

I dati dello studio tedesco (che si riferiscono al 2015) sono un altro tassello che va ad aggiungersi al complesso mosaico di indagini sull'argomento, fra le quali l'ultimo Report sulla Qualità dell'Aria in Europa pubblicato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente ad ottobre 2019 da cui si evince che la gran parte dei cittadini europei che vivono nei contesti urbani sia quotidianamente esposta al rischio derivante dagli alti livelli di sostanze inquinanti presenti in atmosfera, soprattutto: biossido di azoto, (NO2), Ozono (O3) e particolato atmosferico fino (PM 2,5) e che tali livelli superano decisamente quelli previsti dall'OMS nelle sue Linee Guida sulla qualità dell'aria.

Lo studio dell'Istituto Max Planck e dell'Università di Mainz avverte che intervenendo con una eliminazione delle emissioni atmosferiche derivanti dai combustibili fossili (ricordiamo che il petrolio e suoi derivati sonoutilizzati per l'autotrazione, la produzione energetica e diversi processi industriali), si allungherebbe di 1 anno l'aspettativa di vita media nel mondo e questa crescerebbe di quasi due anni con l'eliminazione di tutte le emissioni antropogeniche.

"È semplicemente inaccettabile che qualcuno di noi debba preoccuparsi se il semplice atto di respirazione è sicuro o meno... Dobbiamo lavorare ancora di più per garantire che i nostri standard di qualità dell'aria nell'UE siano rispettati ovunque", aveva dichiarato in ottobre l'allora Commissario europeo responsabile per l'Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, Karmenu Vella; evidentemente, anche se le cose stanno lentamente migliorando rispetto a qualche anno fa, c'è ancora parecchio da fare.

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