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L’impatto della pandemia sarà estremamente duro in marzo e nei mesi successivi fino alla fine dello stato di allarme ed interesserà tutti i mercati auto dell’area europea.

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Secondo i dati diffusi da ACEA, nel complesso dei Paesi dell’Unione europea allargata all’EFTA e al Regno Unito a febbraio le immatricolazioni di auto sono state 1.066.794, con un calo del 7,2% rispetto a febbraio 2019, in linea con la flessione del 7,4% registrata a gennaio scorso.

Sono 8 i paesi ad aver chiuso il mercato in crescita: Croazia (+0,5%), Cipro (+16%), Finlandia (+2%), Grecia (+4%), Lettonia (+1%), Lituania (+37%), Paesi Bassi (+0,3%) e Portogallo (+7%).

I dati di Febbraio, non ancora influenzati dall’emergenza da coronavirus – ha commentato Andrea Cardinali, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere – confermano, se ce ne fosse bisogno, la crisi ormai strutturale del mercato auto Europeo, sorretto dai grandi sforzi economici di Case automobilistiche e reti di distribuzione. L’outlook per il 2020, già negativo prima dell’inizio del dramma sanitario che il mondo intero sta vivendo, rischia di diventare insostenibile per la situazione economica e sociale che ne scaturisce, gravissima, e senza precedenti”.

L’industria automotive europea, che risente oggi del blocco delle attività industriali nella regione cinese di Hubei, sta attuando misure per la protezione dei propri dipendenti con la chiusura delle fabbriche o con l’attività fortemente ridotta, così vale anche per i servizi di vendita.
Come in Cina, la produzione e il mercato automotive in UE subiranno pesanti flessioni nei prossimi mesi.
Infatti, in Cina, dove inizialmente l’epidemia è esplosa, il mercato di febbraio ha subito un tracollo dell’82%, mentre nel primo bimestre il mercato si è quasi dimezzato (-43,5%).

Il consuntivo del primo bimestre chiude a quota 2.202.010 con un calo del 7,3% sullo stesso periodo del 2019 determinato soprattutto dalla debolezza della domanda dei privati fortemente incerti per la scelta del tipo di alimentazione.

Il consuntivo dei primi due mesi del 2020 – ha affermato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor – passerà comunque alla storia come lo spartiacque tra l’auto prima del coronavirus e l’auto dopo il coronavirus. L’impatto della pandemia sarà estremamente duro in marzo e nei mesi successivi fino alla fine dello stato di allarme ed interesserà tutti i mercati dell’area”.

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Per i principali mercati dell'Europa dell'Est, segnaliamo la Polonia (in calo a febbraio del 12% e del 13% nei primi due mesi del 2020) dove esiste un consistente mercato di auto d’importazione usate e immatricolate per la prima volta in Polonia, che vale ben 74.482 auto a gennaio 2020 (+8,5%, ultimo dato disponibile).
Il 44,5% di queste vetture è diesel, il 39% ha standard emissivi Euro 4 e solo il 9% ha fino a 4 anni di età, mentre il 59% ha più di 10 anni.

Tutti e 5 major market, includendo anche il Regno Unito, che rappresentano il 70% del totale immatricolato, accusano una flessione delle immatricolazioni nel mese e, nel complesso, mostrano un calo in linea con la media europea (-7,2%).
La Germania presenta la contrazione più severa (-10,8%), seguita dall’Italia (-8,8%) e dalla Spagna (-6%), mentre Regno Unito e Francia contengono la riduzione al 2,9% e al 2,7% rispettivamente.

Sul fronte alimentazioni, nel complesso di questi 5 Paesi, continuano a diminuire le immatricolazioni di auto nuove diesel: -17% nel mese, con una quota del 31,6% sul totale (era il 35,4% a febbraio 2019) e -19% nel bimestre, con una quota del 30,5%, 4 punti in meno dello stesso periodo del 2019.
Si assiste, invece, ad una crescita esponenziale delle immatricolazioni di vetture ad alimentazione alternativa, con quote di penetrazione che, a febbraio, raggiungono il 20,4% in Italia, il 17,5% nel Regno Unito, il 16,5% sia in Francia che Spagna e il 16,3% in Germania.
Ciononostante, in termini assoluti i numeri sono irrisori e le autovetture elettriche pure e plug-in restano ancora alimentazioni di nicchia.

Al momento – ha spiegato Cardinaliè impossibile prevedere la durata e l’esito della crisi sanitaria e socio-economica che stiamo soffrendo ed è quindi impossibile elaborare previsioni di mercato. Quel che è certo è il fortissimo rischio da parte dell’industria automobilistica Europea di non raggiungere gli sfidanti obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 in vigore a partire da quest’anno, con il risultato di dover pagare onerose multe a causa dell’interruzione delle catene di fornitura dei componenti elettrici per i veicoli a basse emissioni, a fronte di volumi di mercato falcidiati, una situazione insostenibile dal punto di vista finanziario”.

I singoli governi nazionali e l’UE stanno mettendo in campo provvedimenti per la salvaguardia delle economie degli Stati membri e della competitività dell’industria dell’Unione, ma per il settore automotive, già messo a dura prova dalla transizione tecnologica e produttiva, potrebbe essere necessario, nei prossimi mesi, un intervento ad hoc per salvaguardare quasi 14 milioni posti di lavoro e far da traino alla ripresa economica, visto il suo peso sul PIL e l’effetto moltiplicatore dei suoi ingenti investimenti smuove circa 60 miliardi di Euro ogni anno.

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