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Le concessionarie auto hanno riaperto, ma il cammino da percorrere per ritornare alla normalità è lungo ed accidentato.

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Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ad aprile le immatricolazioni di autovetture diminuiscono del 98%, a 4.279 unità rispetto alle 174.924 dello stesso mese dello scorso anno, con una perdita di quasi 171.000 unità.

Collassano tutti i canali: nel mese, fanno -97,8% i privati, -97,3% il noleggio e -96,9% le società.

Se si considera che le immatricolazioni di aprile valgono circa il 9% di quelle di un intero anno, proiettando il dato dell’aprile scorso su un intero anno si ottiene un volume di immatricolazioni analogo a quello del 1949 quando le immatricolazioni furono 48.883.

Il consuntivo del primo quadrimestre 2020 conta, quindi, 351.611 immatricolazioni, volumi dimezzati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-50%).

Se prendiamo in considerazione il periodo di lockdown che ha visto la chiusura dei concessionari dal 12 marzo al 3 maggio e la sospensione delle attività produttive non essenziali dal 22 marzo, si sono perse 361.000 immatricolazioni rispetto allo stesso bimestre del 2019, con un ribasso del 51%.

Per quanto riguarda i segmenti, il 20% delle auto nuove vendute nel periodo del lockdown ha riguardato il segmento B (utilitarie), il 19% i SUV piccoli, il 16% i SUV compatti, il 12% il segmento A (superutilitarie), l’11% circa il segmento C (medieinferiori), mentre il restante 22% ha interessato gli altri segmenti.

Sul fronte alimentazione, il 41% delle auto vendute nel periodo considerato è diesel e il 33% a benzina, mentre le auto ad alimentazione alternativa sono il 26%, più di 1 su 4, di cui l’11% ricaricabili, il 9% ibride mild-full, il 4% benzina-GPL, il 2% benzina-metano.

Le concessionarie hanno riaperto, ma il cammino da percorrere per ritornare alla normalità è lungo ed accidentato.

I dati del mercato auto ad aprile sono quelli di un mercato fermo, com’era facilmente prevedibile. – ha affermato Paolo Scudieri, Presidente di ANFIA - Quello che più conta, in realtà, è concentrarsi su una rapida ripartenza, visto che l’odierna riapertura dei concessionari, da sola, non basta certo a riavviare il mercato, e, con esso, la filiera produttiva automotive, data la situazione di profonda incertezza, che condiziona il clima di fiducia di cittadini e imprese, e l’indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori”.

L'Anfia, in particolare, ritene che possa essere di grande efficacia per cittadini e per le imprese prevedere un incentivo all’acquisto delle vetture in stock prodotte prima del lockdown, visto il considerevole numero di vetture accumulate in stock da concessionari e produttori, per evitare che il loro smaltimento blocchi il riavvio della produzione e per dare un immediato impulso alla ripresa delle vendite in un momento in cui la fiducia dei consumatori è bassa.

La forte contrazione del Pil già registrata nel primo trimestre 2020 (-4,7%) e le prospettive negative per il resto dell’anno rendono il recupero del settore auto problematico anche se un piccolo supporto alla domanda può venire dal fatto che la gente ha capito che il mezzo di trasporto più sicuro per limitare il contagio è l’automobile privata.

Secondo il Centro Studi Promotor, è di grande interesse l’apertura all’adozione di incentivi alla rottamazione, anche con l’acquisto di vetture nuove ad alimentazione tradizionale, da parte del Vicepresidente della Commissione europea e Commissario per il clima, Frans Timmermans.

Rifiutare una soluzione di questo tipo per ragioni ideologiche è una grave colpa nei confronti della gente fortemente provata dall’emergenza oltre che delle ragioni dell’economia. Tra l’altro l’Italia – ha sottolineato Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi promotor – ha al suo attivo una precedente esperienza di incentivi alla rottamazione molto efficace: quella del 1997 quando chi rottamava una vettura di oltre 10 anni e acquistava una nuova auto riceveva un bonus dallo Stato che veniva poi raddoppiato con un bonus di pari entità obbligatoriamente riconosciuto dal venditore. I risultati furono un incremento delle immatricolazioni del 38,8% già nel 1997 e un maggior gettito per l’Erario dovuto al fatto che l’Iva incassata sulle auto vendute in più con gli incentivi compensava ampiamente il costo dei bonus statali. A tutto questo si aggiunse inoltre una crescita del Pil di 0,4 punti percentuali certificata dalla Banca d’Italia”.

Il settore automotive con il suo effetto moltiplicatore sull’economia ed il suo contributo al gettito erariale pari a circa 80 miliardi di Euro annui è un settore assolutamente strategico per l'Italia.

Per l'Unrae è necessaria e urgente una accelerazione da parte del Governo che dovrà mettere in campo un decreto “verticale”, con misure specifiche anche in vista della ripresa delle attività nella Fase 2 quando il ruolo dell’automobile sarà ancora più centrale, non solo nella mobilità all’interno dei grandi centri, ma anche quella dei pendolari, interurbana e autostradale.

Chiediamo al Governo l’adozione tempestiva di concreti provvedimenti a sostegno della filiera auto. - ha dichiarato Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE - Tra questi va incluso anche un piano strutturale che favorisca il ricambio del nostro vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini, e non da oggi. In questo momento la velocità è tutto: un mercato che versa in queste condizioni non può affrontare anche il rischio di una ulteriore paralisi, dovuta magari a indiscrezioni o dibattiti su tempi e modi delle eventuali misure”.


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