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I dati contenuti nel Rapporto dell'Agenzia Europea dell'Ambiente confermano il peso determinante del segmento SUV e dell'aumento delle dimensioni medie dei veicoli.

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L'Agenzia Europa dell'Ambiente (AEA) ha reso noto il Rapporto SEE: "Monitoraggio delle emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni nel 2018" secondo i cui risultati finali, nell'anno preso in esame, per la seconda volta consecutiva sono aumentate le emissioni medie di CO2 delle autovetture nuove immatricolate nell'UE, nel Regno Unito e in Islanda, così come, rispetto agli anni precedenti, sono aumentate anche le emissioni medie dei veicoli commerciali leggeri (furgoni e van).

La causa è individuata, principalmente, nella quota crescente di autovetture alimentate a benzina nelle nuove immatricolazioni, in particolare, nel diffuso segmento rappresentato dai SUV, così come, nella (allora) più scarsa diffusione nel mercato UE di veicoli a trazione alternativa e comunque a basse o zero emissioni.

Più in dettaglio il Rapporto dell'AEA – redatto conformemente al Regolamento (UE) n. 631/2019 - illustra che dopo l'andamento costante del calo delle emissioni medie di CO2 allo scarico avvenuto negli anni dal 2000 al 2016 di quasi 22 g Co2/Km, queste sono aumentate di 0,4 g CO2/Km nel 2017 e di 2,3 g CO2/ km nel 2018 raggiungendo la media di 120,8 g CO2/Km.

Se è pur vero che tale risultato era inferire del 7% rispetto all'obiettivo-target previsto di 130 g CO2/Km, l'AEA evidenzia che il divario da colmare per raggiungere l'obiettivo-target che si applicherà alle autovetture nuove a partire da gennaio di quest'anno (95 g Co2/Km) è ancora piuttosto ampio: 27%.

Analogamente i dati comunicati dai vari Paesi ed elaborati dall'AEA confermano che le emissioni medie allo scarico di nuovi furgoni sono diminuite di 24 g CO2/ km negli anni 2012 – 2017, per poi risalire da 156,1 g CO2/ km nel 2017 a 157,9 g CO2/ km nel 2018. Un risultato, questo, inferiore del 10% rispetto all'obiettivo di 175 g di CO2/ km di due anni fa, tuttavia superiore del 7% rispetto all'obiettivo del 2020.

L'AEA individua nell'aumento della massa, della capacità del motore e delle dimensioni medie dei nuovi veicoli commerciali, le cause dell'innalzamento delle emissioni medie di CO2 allo scarico, un problema di costruzione, quindi, tanto più che la quota di mercato dei furgoni alimentati a benzina è aumentata ma solo in maniera limitata (3,6% della nuova flotta); mentre la quota di veicoli commerciali leggeri a basse o sero emissioni è rimasta stabile nella sua marginalità (1,7% della flotta).

Dal punto di vista delle Case produttrici, il Rapporto sottolinea che tutte, tranne una (Automobili Lamborghini SPA), hanno raggiunto gli obiettivi specifici in materia di emissioni al 2018, tuttavia, tale risultato era ancora parecchio lontano (in media) da quello previsto per il 2020.

Giusto per fare un confronto fra le diverse situazioni, AEA evidenzia che Toyota già nel 2018 era vicina a raggiungere l'obiettivo di riduzione futuro con una distanza di appena 5 g CO2/Km, mentre, al contrario, Mazda Corporations, allora, avrebbe dovuto compiere un balzo notevole per colmare il gap di 39 g CO2/Km.

Nel segmento rappresentato dai veicoli commerciali leggeri, invece, tutti i produttori di furgoni hanno raggiunto gli obiettivi specifici di emissione di CO2 nel 2018, addirittura, alcuni frai più grandi (Automobile Peugeot, Automobile Citroën, FordWerke GmbH e Iveco), hanno già raggiunto la quota inferiore di emissioni specifiche medie di CO 2 rispetto all'obiettivo 2020. Anche Nissan International, Volkswagen AG e Toyota Motor Europe, sono molto vicini agli obiettivi del 2020.

Il Rapporto dell'AEA ricorda pure che dal decennio scorso le performance emissive delle nuove autovetture sono migliorate in maniera sostanziale e che le cause di tale risultato sono da ricercarsi nello sviluppo dell'efficienza energetica delle auto stesse e nella diversa risposta del mercato rispetto al più variegato mix di modelli disponibili e all'aumentata attenzione dei consumatori verso modelli tecnologicamente più efficienti e sostenibili.

Una notevole riduzione di emissioni si è avuta grazie alla riduzione delle dimensioni dei motori e all'aumento della domanda di veicoli elettrici, tuttavia l'aumento della domanda di SUV (notoriamente meno efficaci dal punto di vista emissivo e dei consumi), ha giocato un ruolo contrario.

Il Rapporto dell'AEA si basa sui dati comunicati da tutti gli Stati membri dell'UE, dal Regno Unito e dall'Islanda al fine di valutare l'efficienza della nuova flotta di veicoli e comprendenti le informazioni sulle emissioni di CO2 e sulla massa del veicolo.
Per quanto concerne la valutazione delle emissioni, queste vengono testate durante le procedure di omologazione e dal 2017 è in vigore il test WLTP armonizzato a livello mondiale dopo il precedente NEDC.

I dati di cui al Rapporto dell'AEA contengono cifre che i diversi Paesi membri hanno comunicato utilizzando sia la procedura NEDC che quella WLTP su circa il 30% delle nuove immatricolazioni.
L'AEA segnala che, per questi veicoli, il fattore di emissione WLTP era in media superiore del 20% al fattore di emissione NEDC.

Durante quest'anno, per la prima volta, l'Agenzia Europea dell'Ambiente raccoglierà, anche i dati sulle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti (camion) per la cui elaborazione e pubblicazione occorrerà aspettare il 2021.



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