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Nonostante il giorno lavorativo in più e la riapertura della maggior parte delle attività economiche dopo l’emergenza COVID-19, il mercato auto italiano è ancora in forte sofferenza.

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Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel mese di giugno sono state immatricolate 132.457 autovetture con un calo del 23% rispetto allo stesso mese del 2019 e ciò nonostante un giorno lavorato in più, che vale circa 4,5 punti percentuali.

Cadono tutti i canali, del 7,7% i privati, del 39% il noleggio (con il segmento a breve termine giù del 72%) e del 44% le società.

Fra le aree geografiche, quella più colpita è il Nord Ovest con un -30% in giugno, che scende al 31,2% allineandosi alla quota del Nord Est. Il Sud e le Isole registrano una flessione meno pesante ma comunque superiore al 16%.

Negli ultimi tre giorni del mese è stato immatricolato il 36,78% del totale mercato, mentre le auto-immatricolazioni di case e concessionari, secondo le elaborazioni Dataforce, hanno rappresentato l’8,9% dei volumi di vendita mensili: in particolare, le auto-immatricolazioni dei dealer sono state 10.700, quelle delle case auto 1.093.

Il fatto che siamo passati dal calo del 50% circa di maggio alla perdita di giugno che si attesta sul 23% - ha spiegato Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto - non deve assolutamente far pensare ad un miglioramento del mercato, ma il risultato è attribuibile esclusivamente al recupero di immatricolazioni di auto nuove ordinate prima della chiusura delle attività in Italia e non prodotte a causa della mancanza di parti e componenti determinata dal lockdown dei paesi asiatici, in anticipo rispetto a quello europeo. Al di là, quindi, di questa contingenza, il mese di giugno è stato caratterizzato da un modestissimo livello di raccolta, in taluni casi con cali del 50% rispetto allo scorso anno. Senza la correzione dei kilometri zero prodotta in finale, il risultato finale sarebbe stato ancor più deficitario”.

Secondo il Centro Studi Promotor, il risultato di giugno appare ancora più negativo se si considera che nel mese scorso, con la fine della quarantena, il mercato avrebbe dovuto, non solo tornare sui livelli normali e quindi in linea con quelli del 2019, ma avrebbe anche dovuto recuperare almeno una parte delle mancate vendite di marzo, aprile e maggio, mesi in calo rispettivamente dell’85,4%, del 97,6% e del 49,6%.

Il consuntivo del primo semestre chiude dunque fortemente in perdita.
Il calo rispetto allo stesso periodo del 2019 è del 46%, il che significa 499.224 vetture vendute in meno, da 1.083.184 a 583.960 unità.

Proiettando il dato di giugno sul secondo semestre, il mercato perderebbe altre 200.000 immatricolazioni, che, insieme al mezzo milione perso nei primi sei mesi, si tradurrebbero in un crollo della domanda di autovetture nel 2020 a 1.200.000 unità.

I ritmi di ripresa delle vendite dopo il periodo di lockdown sono e saranno lentissimi perché crisi economica e clima di incertezza rappresentano un mix letale per le decisioni d’acquisto di consumatori e imprese.
A questi, si aggiunge anche l’effetto attesa nei confronti di incentivi all’acquisto di cui si parla da mesi, ma che, per ora, non si sono tradotti in realtà, con colpevole ritardo rispetto agli altri maggiori Paesi europei.

In Germania, Francia e Spagna (con un piano da 3,75 miliardi di Euro che spicca sia per l’ambizione degli obiettivi sia per il principio di neutralità tecnologica), i rispettivi Governi hanno già dato risposte chiare e forti.
Infatti, a conferma dell’efficacia di piani specifici di sostegno al settore auto, già a giugno il mercato francese, il primo a pubblicare dati mensili, è tornato in positivo.

In Italia se non saranno adottati al più presto interventi a sostegno del settore auto, rischieranno la chiusura nei prossimi mesi centinaia di imprese della filiera della distribuzione auto, accompagnata drammaticamente alla scomparsa di 40.000 di posti di lavoro.

Chiediamo quindi al Governo – ha dichiarato Michele Crisci, Presidente dell’Unrae, – un provvedimento “verticale”, con misure specifiche per il settore automotive, con l’obiettivo di accelerare il rinnovo del vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini, e di sostenere il rilancio della domanda, nel rispetto della neutralità tecnologica e senza tetti di prezzo dell’autovettura. Chiediamo inoltre l’allineamento del regime fiscale sulle auto aziendali a quello degli altri paesi europei, a partire dalla detrazione dell’IVA al 100%. È vieppiù importante, inoltre, l’erogazione alle imprese della filiera distributiva auto delle ingenti risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità.

Secondo l'Unrae, un serio, concreto e immediato piano di sostegno, adeguato nella misura alla estrema gravità della crisi, eviterebbe ulteriori perdite e potrebbe cercare di recuperare parte della domanda svanita, con un impatto positivo anche sull’Erario, che in assenza di tale intervento, perderebbe entrate da IVA per circa 3 miliardi di Euro.

 


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