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I leader dell’automotive chiedono un accordo urgente per un piano di libero scambio prima della fine del periodo di transizione, in scadenza fra appena 15 settimane.

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Mancano solo 3 mesi e mezzo alla fine del periodo di transizione della Brexit e i leader europei dell’industria automotive uniscono le forze per chiedere un accordo ambizioso di libero scambio per il settore auto senza ulteriori posticipi.

Senza accordo, infatti, si calcolano perdite di 110 miliardi di Euro a livello commerciale nei prossimi 5 anni, mettendo a rischio posti di lavoro in un settore che garantisce occupazione a 14,6 milioni di persone, ossia 1 posto di lavoro su 15 sia in UE che in UK.

Le perdite, inoltre, si andrebbero ad aggiungere ai circa 100 miliardi persi finora a causa della crisi dovuta al coronavirus.

Se non si giungerà presto a un accordo con condizioni commerciali concordate stabili e affidabili, dal 1 gennaio Gran Bretagna e UE dovranno commerciare con un dazio del 10% sulle auto e un altro fino al 22% su veicoli commerciali leggeri e autocarri, che saranno quasi certamente trasferiti sui consumatori, rendendo così i veicoli più costosi.

Il settore automotive dell'UE27 e quello della Gran Bretagna producono insieme il 20% degli autoveicoli nel mondo e spendono circa 60,8 miliardi di Euro all'anno in innovazione.

La produzione di autoveicoli, britannica ed europea, contava 18,5 milioni di unità all’anno, ma nel 2020 3,6 milioni di unità sono già andate perse a causa della pandemia e i nuovi dazi al 10% potrebbero cancellare circa 3 milioni di unità prodotte in Gran Bretagna e Unione Europea nei prossimi 5 anni, con perdite di 52,8 miliardi di Euro per gli stabilimenti britannici e di 57,7 miliardi per quelli europei.

Senza un accordo tra UK e UE, i costi di produzione aumenteranno anche per i fornitori automotive e i loro prodotti, danneggiando gravemente le entrate di un settore che è uno degli asset più preziosi d'Europa, che dà lavoro a milioni di persone e nel 2019 ha generato un surplus commerciale combinato di 74 miliardi di Euro con il resto del mondo.

Le associazioni di categoria chiedono un accordo con tariffe e quote zero, regole di origine adeguate sia per i veicoli con motore a combustione interna che per i veicoli ad alimentazione alternativa, oltre a componenti e propulsori, e un quadro regolatorio per evitare divergenze normative.

L'industria automotive ha bisogno di condizioni commerciali concordate stabili e affidabili per potersi preparare ad affrontare il mercato dal 1 gennaio 2021.

Non solo, i produttori chiedono anche un sostegno mirato e un periodo di introduzione graduale adeguato che consenta un utilizzo maggiore di materiali stranieri per un periodo di tempo limitato.
Solo così sarà garantita alle imprese la possibilità di far fronte alla fine del periodo di transizione.


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