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Tuttavia il saldo dei primi nove mesi in zona euro rimane piuttosto negativo nel confronto con lo scorso anno (-24,5%).

immatricolazioni Ue veicoli commerciali settembre 2020

Settembre decisamente in ripresa per il settore dei veicoli commerciali in Europa che spunta, nell’insieme, un +13,3% che rappresenta 163.512 unità immatricolate in più il mese scorso (rispetto a settembre 2019).

I dati emergono dalla consueta analisi mensile predisposta da ACEAEuropean Automobile Manufacturers Association che, tuttavia, di fronte alle performance positive del mercato Ue settembrino non può sottacere che, considerando i primi 9 mesi dell’anno, il saldo delle immatricolazioni dei veicoli commerciali è decisamente negativo rispetto allo stesso range temporale del 2019: -24,5% con 1.206.259 nuovi veicoli immatricolati contro il 1.597.525 dello scorso anno (-391.266 unità).

La crescita di settembre è stata guidata dal segmento dei furgoni che, da solo, ha rappresentato oltre l’84% di tutte le immatricolazioni di veicoli commerciali europei. Risultati altalenanti nei 26 mercati dell’Unione, con picchi negativi che vanno dal -32,9% di Cipro al +62,8% della Slovacchia, anche se, tutti i 4 mercati di riferimento hanno registrato risultati positivi con l’Italia in pole position (+ 17,8%), seguita a ruota dalla Germania (+ 17,6%) e dalla Francia (15,1%). In Spagna, invece, le immatricolazioni sono sì cresciute, ma solo ad una cifra (6,6%).

Decisamente negativi, come si accennava poc’anzi, e tutti a doppia cifra i saldi dei vari mercati dell’Unione nel consuntivo dei primi 9 mesi del 2019; fenomeno che, comprensibilmente risente delle ricadute economiche della pandemia e delle diffuse chiusure che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno.

Le performance dei key market europei non sono state fra le peggiori in assoluto, ma decisamente negative: la Spagna cede il -33% delle immatricolazioni nel confronto con il periodo gennaio-settembre 2019; mentre Italia (-21,7%), Francia (-21,6%) e Germania (-21,4) sono quasi allineate nel calo della domanda.
Ma vediamo insieme una panoramica dei dati scorporati per i diversi segmenti.

Nuovi veicoli commerciali leggeri (LCV) fino a 3,5 tonnellate.
Lo scorso mese ha rappresentato una anomalia positiva nel contesto di un anno decisamente caratterizzato dal segno “meno”; per la prima volta, nel 2020, la domanda di furgoni è cresciuta in quasi tutta l’Unione europea (+15,7% pari a 18.674 unità in più rispetto a settembre 2019). Dei 4 key market Germania (+ 20,1%) e Italia (+ 18,7%) hanno registrato gli incrementi percentuali più elevati, seguiti da Francia (+ 16,7%) e Spagna (+ 7,3%).

A livello annuale, tuttavia, le immatricolazioni di veicoli commerciali leggeri sono però diminuite del 22,8% (-298.944 unità) in tutta l’unione con performance negative diffuse su tutti i 26 mercati. Dei 4 principali è la Spagna ad aver registrato il calo maggiore (-33,5%), seguita da Italia (-21,7%), Francia (-20,6%) e Germania (-18,6%).

Nuovi veicoli commerciali pesanti (HCV) di 16 tonnellate e oltre
Il mese di settembre ha visto diminuire leggermente la domanda di nuovi autocarri pesanti che, a livello europeo, hanno registrato una variazione percentuale negativa dell’1,7% rispetto a settembre 2019 (con 318 unità immatricolate in meno).
L’andamento dei vari mercati, però, non è stato omogeneo: ad esempio quello francese ha segnato un -5,4% laddove, viceversa, Italia e Spagna ha registrato buone performance (rispettivamente, + 33,6% e + 11,9%). Il mercato tedesco è cresciuto solo di un timido 1,8% mentre il complesso dei mercati dell’Europa centrale ha registrato un certo affanno (-10,0%).

Nel complesso dei primi 9 mesi del 2020 sono stati immatricolati solo 140.159 (-34,9%) autocarri pesanti in zona Unione (quand’erano 215.158 nel periodo gennaio-settembre 2019). Anche in questo caso il calo della domanda è stato diffuso in tutti i mercati e a due cifre. A soffrire maggiormente è stato il mercato tedesco (-33,5%), seguito da Francia (-32,3%), Spagna (-26,5%) e Italia (-20,2%).

Nuovi veicoli commerciali medi e pesanti (MHCV) oltre 3,5 tonnellate
Segnali positivi nel primo mese d’autunno per il segmento di autocarri medi e pesanti la cui domanda è leggermente aumentata (+2,7%) passando dalle 22.683 unità a 23.302. Disomogeneo il comportamento dei veri mercati che si riflette anche nelle performance dei 4 key market che pure, hanno contribuito al risultato positivo complessivo mensile. In questo caso è stata l’Italia ad aver registrato la crescita percentuale maggiore (+ 34,4%) e ad aver distaccato di molto i partener (Spagna, + 13,6%; Germania, + 6,6%; e Francia + 0,7%).

A livello annuale il segno “meno” ha caratterizzato tutti i mercati Ue che, nel consuntivo dei 9 mesi 2020 hanno registrato una perdita del -32,6% (- 84.976 unità). A questo calo non si sono sottratti i 4 mercati di riferimento con Germania e Francia che raggiungono i risultati peggiori (-30,6% e -30,5%), seguite dalla Spagna (-25,7%), mentre l’Italia contiene la perdita al – 19,8%, al di sotto della media europea.

Nuovi autobus e pullman medi e pesanti (MHBC) oltre 3,5 tonnellate
Il mese scorso le immatricolazioni di autobus e pullman sono diminuite del 4,5% in tutta l’Unione europea (- 116 unità rispetto settembre 2019). Anche in questo caso si è assistito ad un comportamento disomogeneo dei vari mercati con picchi positivi notevoli (Bulgaria, + 160%; Grecia, + 158,3%; Paesi Bassi, + 156,3 %; Romania, + 129,5%) e altrettante, e più diffuse performance negative. Risultati contrastanti tra i principali mercati: Italia e Spagna hanno raggiunto cali notevoli (-49,7% e -41,3%), mentre Francia e Germania hanno registrato guadagni anche significativi (rispettivamente + 14,9% e + 77,7%).

Finora il 2020 ha visto diminuire del 26,5 la domanda di nuovi autobus e pullman nell’Unione, con un consuntivo di 20.426 nuove immatricolazioni quando, nello stesso periodo, lo scorso anno, erano 27.772. Ad eccezione di Cipro e della Repubblica Ceca, tutti i mercati hanno subito cali fino a due cifre, dinamica cui non si sono sottratti quelli di riferimento, con Spagna (-45,7%) e Italia (-32,1%) che hanno continuato a registrare flessioni significative, mentre Francia e Germania hanno visto solo rallentare le rispettive flessioni (-14% e -5,7%).

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