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Malgrado la notevole crescita del 2020, seppur in un contesto di forte problematicità dovuta alla pandemia, persiste ancora un significativo divario fra il Nord e il sud del Paese.

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Decisamente, al di là di tutti i problemi che la pandemia ha causato in tutti i settori della società, non da ultimo quello automotive, il 2020 ha visto un incredibile slancio propulsivo verso la cosiddetta mobilità elettrica con un numero sempre più alto di EV venduti, anche grazie alle varie misure di incentivazione all'acquisto e alla sostituzione del parco auto circolante messe in atto dai diversi Paesi per sostenere l'industria automobilistica.

Un trend al quale non si è sottratto il nostro Paese ove, malgrado le pesanti ripercussioni del Covid-19 sull'economia in generale, si è assistito ad un notevole aumento della domanda di veicoli a ridotte emissioni.

Si è detto più volte come il consolidamento del mercato in questo comparto, al di là degli obiettivi europei di decarbonizzazione, si raggiungerà nel momento in cui il consumatori troveranno conveniente passare a questa tipologia di veicoli e soprattutto troveranno pratico, ricaricarli facilmente e velocemente su tutto il territorio nazionale.

Per fare il punto sulla situazione delle infrastrutture di ricarica nel nostro Paese, Motus-E (associazione italiana costituita da operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica), ha prodotto recentemente la seconda edizione del Report: "Le infrastrutture di ricarica pubbliche in Italia" che mostra lo stato dell'arte al 2020.

Ebbene, dal "censimento" emerge un quadro in rapida evoluzione nonostante i rallentamenti causati dalle misure di contenimento della pandemia; secondo le ultime elaborazioni relative all'ultimo mese dell'anno, in Italia, nel 2020 le installazioni sono cresciute mediamente del 39% con i punti di ricarica che sono passati dalle 13.721 unità alle 19.324 (+ 5.602), mentre le infrastrutture di ricarica sono cresciute di 2.506 unità passando dalle 7.203 alle 9.709.

Mediamente l'80% di queste si trovano su suolo pubblico, mentre il restante 20% è situato su suolo privato a uso pubblico (ad esempio, supermercati o centri commerciali); il mix tra i vari punti di ricarica vede la maggioranza (96%) in corrente alternata e il 4% in corrente continua.

Persiste, tuttavia, un forte divario Nord-Sud nella geografia delle diverse localizzazioni: il 57% circa delle infrastrutture è distribuito nel Nord Italia; il 23% circa nelle regioni del Centro mentre solo il 20% nel Sud e nelle Isole, senza contare che le infrastrutture nelle città metropolitane rappresentano ancora circa il 30% dell'intera rete nazionale.

Nella classifica delle regioni più performanti dal punto di vista delle installazioni, il primo posto va alla Lombardia (che con 3.326 punti di rifornimento detiene il 17% delle infrastrutture di ricarica italiane), seguita da Piemonte (10,6%), Emilia-Romagna, Lazio, Veneto e Toscana (9%).

Stante la necessità di cavalcare l'implementazione della mobilità elettrica quale "straordinaria opportunità di sviluppo per il Paese" anche tenendo conto degli obiettivi di decarbonizzazione che l'Europa s'è data al 2050, gli analisti di Motus-E ritengono imprescindibile l'incremento di una rete di ricarica efficiente su tutto il territorio nazionale per costruire la quale sono necessarie alcune azioni prioritarie:
- semplificazione dell'iter burocratico per le installazioni;
- inserimento delle colonnine di ricarica tra le fattispecie che sono esentate dal Canone Patrimoniale Unico;
- velocizzare i tempi di allaccio da parte dei distributori di energia (DSO);
- pianificare insieme ai DSO il posizionamento delle installazioni HPC sulla rete a media tensione (individuando i "nodi" interessanti dal punto di vista del traffico e allo stesso tempo compatibili con le reti di distribuzione e la loro potenza disponibile); 
- rimodulazione delle tariffe di ricarica e oneri di connessione per favorire l'integrazione dei veicoli con la rete;
- definire un piano nazionale di infrastrutture ad alta potenza.

Per addivenire a ciò, si invoca l'istituzione di una "cabina di regia" a livello nazionale in grado di coordinare le attività di policy e definire regole comuni a livello territoriale tenendo presente: infrastrutture, piani di mobilità e politiche di supporto all'industria e al mercato, senza contare una urgente revisione del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (PNIRE).

Ci auguriamo che il nuovo anno porti ulteriori, significativi, miglioramenti nell'approccio alla mobilità sostenibile.

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