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Dagli operatori del settore la richiesta al Governo di misure di rilancio per il 2009

Un anno nero per il mercato delle quattro ruote in Italia. Si chiude, infatti, con un segno negativo il bilancio delle immatricolazioni nel bel Paese, nel 2008. Una battuta d'arresto senza precedenti, o meglio: il risultato peggiore degli ultimi dodici anni. In base ai dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'ultimo mese del 2008 ha infatti fatto segna- re solo 140.656 immatricolazioni, con un calo del 13,29% rispetto al 2007. Ancora peggio i dati di ottobre e novembre che hanno registrato un -18,9 e un -29,5% rispetto agli stessi mesi del 2007. Insomma con 2,16 milioni di immatricolazioni, il 13,35% in meno rispetto al boom del 2007 e il 7,4% in meno dai 2,32 milioni di vetture immatricolate nel 2006, il 2008 si chiude con un bilancio di segno meno.

E con lo stesso segno negativo apre anche il 2009 che, con 157.418 nuove immatricolazioni, contro le 234.000 dello stesso mese del 2008, incassa un -32,4%. Ad aggravare la già pesante situazione del 2008 il cosiddetto "effetto annuncio": l'attesa degli incentivi e di misure a sostegno dell'auto e dell'intera filiera, annunciate dal Governo nel corso di un tavolo tecnico con parti sociali e rappresentanti di Confindustria, ANFIA, UNRAE, ANCMA, FEDERICPA, convocato lo scorso 28 gennaio, avrebbe infatti congelato la domanda di gennaio. Era da gennaio 1983 che non si registravano così poche immatricolazioni sul mercato italiano; mentre da dicembre 1993 non si assisteva ad un crollo su base mensile superiore: -43,71 %. Ma in picchiata non è solo il mercato italiano dell'auto. Soffre infatti anche l'auto europea. Anzi, il mercato del vecchio continente nel 2008 avrebbe proprio toccato il fondo con un calo del 7,8% rispetto al 2007 e un totale di 14.712.158 immatricolazioni di nuove vetture. Il peggior risultato dal 1993, secondo i dati diffusi dall'Acea (Associazione Europea Costruttori). Uniche isolate eccezioni ai mercati in rosso: Finlandia (+71,8%), Polonia (+10,7%) e Repubblica Ceca (+2,0%). E se è pur vero che la maglia nera va all'Islanda (-43,3%), seguita dalla Spagna (-28,1%), la crisi delle quattro ruote non risparmia di certo l'Italia, che per tutti i mesi del 2008, ha collezionato segni negativi a due cifre. Insomma con un saldo di 2.160.131 immatricolazioni e con una flessione del 13,35% rispetto all'anno precedente, il 2008 chiude in frenata per il mercato italiano dei veicoli commerciali leggeri. E il bilancio finale, con un saldo di 2.160.131 immatricolazioni e con una flessione del 13,35% rispetto all'anno precedente, segna rosso con circa 333.000 vendite in meno e una perdita di fatturato di 5,5 miliardi di euro. Questi i numeri di un'annata iniziata positivamente, ma che già da maggio aveva mostrato i primi segnali di difficoltà, sfociata in un autunno "freddo" per l'auto, e una vera e propria crisi nell'ultima parte dell'anno. Se, infatti, la prima parte del 2008 ha registrato un segno positivo nel primo trimestre (+11,1%), grazie al notevole portafoglio ordini acquisito a fine 2007, i mesi successivi hanno evidenziato una forte in- versione di tendenza: così, dopo un primo semestre seppur lievemente positivo, il secondo si è chiuso con un vero e proprio crollo, aggravatosi ulteriormente nel gennaio 2009. Guardando alle singole marche, solo sei hanno chiuso il 2008 in crescita: si tratta di Audi che con 61.363 immatricolazioni, ha ampliato la quota dal 2,43 al 2,84% del mercato; Nissan che con 47.482 vetture ha guadagnato una fetta del 2,2% del mercato; BMW che con 45.321 autovetture ha incassato un +2,10%; Smart che con 33.807 immatricolazioni ha invece messo a segno un + 1,57%; Mazda che con 18.339 ha ottenuto un +0,85% e Skoda che con 17.671 immatricolazioni ha chiuso con un +0,82%. Nonostante il calo registrato in termini di volumi, secondo i dati dell'ANFIA (l'Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Fiat Professional in dicembre, con quasi 8.250 consegne (-18,4%), non solo ha mantenuto la leadership, ma ha migliorato di 2,4 punti la propria quota di mercato (42,1% contro il 39,7% del 2007). Nel 2008 segni meno, anche in doppia cifra, per tutti gli altri. A cominciare da Ford: 169.800 auto, calo del 14,95% e quota al 7,86% del mercato. A seguire nella classifica Opel (142.438 vetture, -19,43% e quota al 6,59%), Volkswagen (137.453 immatricolazioni, -9,93% e quota al 6,36%) e Citroën (116.049, -11,74% e quota al 5,37%). Tra le altre italiane, segni meno anche per Lancia con -10,09%, per 93.300 immatricolazioni che valgono 4,32% del mercato e Alfa Romeo che con 52.822 ha ceduto il 28,2% accontentandosi del 2,45% del mercato. E la situazione ad aggravarsi ancor di più nel 2009. Due le sole eccezioni ai segni meno: Alfa Romeo trainata dal successo della Mito (+18,21% a 4.102 immatricolazioni) e Audi (10,23% da 5.896 a 6.499). Male invece la Fiat con -33,7% e una quota di mercato che scende dal 25,87 al 25,46% e Lancia con un -34,1%. A gennaio male anche Toyota con il 53,2% di immatricolazioni in meno (da 10.031° 4.685) e una quota che si assottiglia da 4,3% al 3%, Renault che dimezza le vendite (-52,8%), Citroën che invece incassa una flessione del 43,08% e Peugeot del 33,6%. A scatenare la crisi del mercato dell'auto, secondo Gian Primo Quagliano, direttore del Centro studi Promotor di Bologna, sono: l'aumento del costo del denaro, la stanchezza della domanda dopo undici anni di vendite su livelli elevati e le maggiori difficoltà per ottenere credito al consumo; senza dimenticare, i rincari dei carburanti, il fallimento degli incentivi alla rottamazione nella formula depotenziata prevista per il 2008 e, soprattutto, l'entrata in recessione dell'economia italiana già nel secondo trimestre dell'anno. Questi, secondo Quagliano, i fattori del crollo, a cui avrebbe poi contribuito anche la crisi finanziaria ed economica mondiale. "É ormai evidente che la crisi finanziaria è penetrata strutturalmente nelle dinamiche del mercato dell'auto", commenta Salvatore Pistola, Presidente dell'UNRAE, l'Associazione che rappresenta le Case estere operanti in Italia. Dello stessa opinione anche Eugenio Razelli, Presidente di ANFIA, secondo cui le previsioni per l'anno appena iniziato non sono certo rosee. ''O si recuperano volumi di produzione entro il primo quadrimestre, oppure il 2009 sarà un anno pesante per tutta la filiera automotive, profondamente toccata dalla crisi economica in atto" ha commentato Razelli. Insomma la flessione del mercato delle immatricolazioni sarebbe solo un campanello d'allarme di un trend negativo delle vendite nei mesi a venire. E lo stesso pessimismo emerge anche dall'inchiesta congiunturale condotta a fine dicembre dal Centro Studi Promotor su un campione di concessionari specializzati nella vendita di veicoli commerciali. Il basso volume del portafoglio ordini e la bassa remuneratività del business, a sua volta fortemente sacrificata dall'esigenza di forti sconti, lasciano infatti intravedere pre- visioni non positive per i prossimi mesi: per il 33% dei concessionari, secondo il report di CSP, le vendite si man- terranno infatti stabili su livelli già depressi, mentre per il 60% potranno addirittura diminuire. Un volume di immatricolazioni non superiore alle 1.850.000 unità con un calo del 14,4% sul 2008. Ma il calo di fiducia degli operatori economici è confermata anche dall'indagine ISAE (Istituto di Studi e Analisi Economica), che a dicembre ha registrato un crollo dell'in- dice di fiducia delle imprese ai minimi storici. E non solo. Dall'inchiesta da parte dei concessionari aumenta anche la consapevolezza della gravità della situazione. Lo rivela l'indagine congiunturale del CSP concessionari la ripresa del mercato dell'auto, in mancanza di misure di sostegno della domanda, non arriverà prima del 2010. Di qui la necessità immediata di provvedimenti governativi per rilanciare il mercato dei veicoli commerciali: "Senza incentivi o altre misure di rilancio della domanda, il 2009 si chiuderà con 1 milione e 850mila targhe". A lanciare l'allarme è Gianni Filipponi, segretario generale dell'UNRAE. Numerose sono le richieste delle Associazioni di categoria, dall'ANFIA all'UNRAE, prime fra tutte. Il varo di nuovi e robusti incentivi alla rottamazione, in un'ottica ecologica e di sicurezza, incentivi necessari per l'ammodernamento del parco circolante, tra il più obsoleto dell'Europa occidentale, ma che rappresenta un settore che costituisce il 14% del PIL. Senza poi contare la necessità di misure strutturali sul credito, che secondo Salvatore Pistola, Presidente UNRAE, "è una misura fondamentale per l'intera filiera dell'automotive che si sviluppa sul credito: credito al sistema; credito alle Reti di vendita, credito ai consumatori. La prolungata stretta creditizia - ha commentato - non può che avere effetti deleteri sull'intero mercato". Agevolare l'accesso al credito, secondo l'UNRAE, diventa quindi fondamentale, specie in un settore, come quello dell'auto, caratterizzato dall'80% di vendite con formule dilazionate. Sulla stessa linea dell'UNRAE, anche l'ANFIA che chiede misure strutturali sul credito, incentivi adeguati a stimolare l'ammodernamento del parco circolante e iniziative di investimento, interventi questi che sono necessari per ridare slancio ad un mercato che dal 1997 al 2007 si è sempre mantenuto su livelli molto elevati. Un po' per via di ripetute incentivazioni pubbliche alla rottamazione, un po' per una politica di forti promozioni, resta il fatto che per 11 anni, il mercato dell'auto ha tenuto. E ha tenuto bene. Lo scorso anno invece l'inversione di tendenza. E poi il tracollo nel 2009. Ma se la crisi dell'automotive travolge l'auto nuova, di certo non risparmia nemmeno quella usata che, dopo un lieve aumento del 2% nel mese di dicembre, a gennaio 2009 registra una brusca frenata: si sono registrati, infatti, 369.051 i trasferimenti di proprietà di auto usate a gennaio, con una variazione di -17,24% rispetto allo stesso mese del 2008, che ne aveva contati invece 445.903.


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