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Sostenibilità

Una politica lungimirante che tenga conto di tutte le problematiche inerenti il settore dei trasporti nell'Europa a 27, può dimostrarsi una carta vincente nella partita internazionale contro il global warming. Infatti le emissioni di gas climalteranti direttamente imputabili al settore trasporti contribuiscono in maniera rilevante al totale dell'immesso in atmosfera, partecipando sensibilmente all'effetto serra e al conseguente cambiamento climatico, il quale non solo, come si è detto più volte, costituisce un enorme problema in sé per lo sconvolgimento dei vari ecosistemi, ma, proprio per questo, contribuisce all'evolversi di fenomenologie metereologiche sempre più catastrofiche (con conseguenze spesso incalcolabili sui mercati e sulle comunità umane) e al diffondersi di patologie, anche a decorso epidemico, dovute alle mutate condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni anche in zone in cui questi erano, finora, impossibilitati a riprodursi (ndr: si veda per un approfondimento l'articolo "Mobilità e salute" pubblicato sul numero di ottobre del notiziario Autodemolitori).

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La Commissione Europea promuove la diffusione delle auto ad idrogeno e lo sviluppo tecnologico connesso a tale vettore.

Negli ultimi mesi, a sfogliare una rivista di auto e motori, navigare sui siti delle varie Case Automobilistiche o spulciare fra cataloghi e press-books di marche e modelli a quattro ruote è, tutto un fiorire di superlativi quando si parla di abbattimento di emissioni nocive e tecnologie mirate al risparmio energetico. Infatti, già adeguatamente stimolati dalle norme internazionali che indicano i requisiti di fabbricazione in vista della futura rottamazione, già da tempo i produttori di auto hanno messo in campo le proprie professionalità per sfornare prototipi e nuovi modelli in grado di soddisfare le esigenze di una clientela sempre più attenta alle problematiche ambientali.

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Quando lo spostamento di merci e persone determina effetti macro e microscopici sul benessere e la salute della società

Globalizzazione: un termine dalla valenza ambigua, largamente abusato nei dibattiti e negli articoli, così come nei discorsi comuni, per esprimere quella voglia utopica di ricondurre ad un quadro unico tutti quei fenomeni culturali, economici e sociali che, da sempre costituiscono il sale della diversità e delle specificità di ambienti, paesi e persone. Se, dai punti di vista culturale ed economico, già da vari anni si è assistito ad un ridimensionamento dell'entusiasmo iniziale nei confronti delle dinamiche "globalizzanti" che, a ben guardare rischiano, da un lato di appiattire le diversità e le specificità in una melma indefinita di una diffusa sub-cultura anonima e piatta, dall'altro penalizzano sempre più i soggetti più deboli a scapito delle economie forti. Oggi la facilità di abbattimento delle barriere spaziali e la consapevolezza di potersi spostare con estrema facilità da un punto qualsiasi all'altro della superficie terrestre, impongono una riflessione circa i rischi sanitari ed epidemiologici connessi a tali spostamenti.

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Mentre il mondo scientifico e quello dell'informazione si dividono nei due classici schieramenti dei favorevoli e dei contrari, la notizia dell'attribuzione del Nobel per la Pace 2007 ad Al Gore (Vicepresidente degli Stati Uniti durante l'Amministrazione Clinton) e all'IPPC (Intergovernmental Panel On Climate Change), dimostra - se ancora ce ne fosse bisogno - l'importanza che il dibattito globale sul riscaldamento del pianeta e le sue implicazioni ambientali, politiche e sociali, riveste per il presente e, soprattutto, per il futuro dell'umanità. La motivazione che ha spinto i luminari norvegesi ad attribuire il prestigioso riconoscimento ex aequo, ha sottolineato l'ampia credibilità che il Comitato stesso ha valutato ne: "I loro sforzi per costruire e diffondere maggior conoscenza sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo".

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Mentre questo numero del Notiziario Autodemolitori si appresta a vedere la luce, alcuni milioni di italiani hanno già lasciato alle spalle la scuola, l'ufficio, la fabbrica, il cantiere e si stanno godendo il meritato riposo nelle località prescelte a tale scopo. Una piccola, grande avventura che si ripe- te puntualmente ogni anno e che, come tutte le imprese umane, comporta rischi, sacrifici e difficoltà. La più banale, ma anche quella capace di rovinare una vacanza, è sicura- mente il traffico. Più o meno chiunque ha provato sulla pro- pria pelle la tortura della "coda", quel senso di incomprensibile inutilità di fronte all'evento e l'impossibilità di porvi rimedio; tra l'altro, chiunque sa cosa significhi l'esplosione emozionale suscitata dal rimanere incolonnati nel traffico sotto il sole estivo (memorabile, in questo senso, l'esempio del film L'ingorgo di Luigi Comencini del 1978).

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