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Sostenibilità

Luci ed ombre del “Bel Paese” nel IV Rapporto APAT sulla Qualità dell’Ambiente Urbano

Mentre lo spettro della diossina (che ingenuamente credevamo relegato nei ricordi della tragedia di Seveso) riemerge dai terreni contaminati della Campania (ma non solo) per minacciare l’integrità e la genuinità delle nostre tavole...
Mentre dall’Antardite si staccano, per la prima volta plateau di ghiaccio grandi come regioni... Mentre le bizze di un clima impazzito causano il ritardo della primavera facendo comparire teatrali nevicate anche sui rilievi collinari pre-appenninici in aprile inoltrato...
Mentre (paradossalmente) si ritirano sempre più in fretta i ghiacciai alpini, peraltro già minacciati dal pulviscolo atmosferico che ne annerisce oltremodo la superficie rendendoli più esposti all’assorbimento dei raggi solari che ne accelerano il discioglimento...
Mentre gli effetti dell’inquinamento diffuso sulla salute umana cominciano a farsi sentire anche a livello macroscopico (si veda a titolo di esempio la ricerca dell’Università di Pisa sulla diminuzione della quantità e della motilità degli spermatozoi umani a partire dagli anni ’70 ad oggi)...

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Mentre le notizie di cronaca martellano l'opinione pubblica come un bollettino di guerra riferendo una visione di per sé drammatica, certo, ma parziale, relativamente alla malgestione dei rifiuti nella regione Campania, il resto d'Italia si culla nella inconsapevole e beata illusione di trovarsi nel "giardino delle delizie", salvo poi ricredersi appena si staccano gli occhi dalla TV per guardare intorno al proprio microcosmo. Ebbene, in questa situazione in cui l'attenzione di tutti è incanalata verso un unico fenomeno macroscopico, ecco la "doccia fredda" del Rapporto Rifiuti APAT 2007 (che raccoglie e compendia i dati del 2006), il quale, presentato a Roma nella giornata del 6 febbraio alla presenza delle massime autorità dell'ambiente a livello nazionale, ha evidenziato piuttosto impietosamente luci ed ombre di una fotografia in chiaroscuro del Bel Paese. Malgrado proclami, iniziative locali e nazionali, dichiarazioni apodittiche e solenni prese di posizione, l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici, conferma sostanzialmente quello che era già sotto gli occhi di tutti: la produzione nazionale dei rifiuti urbani cresce e si attesta, nell'anno 2006, a 32,5 milioni di tonnellate con un trend di crescita, rispetto all'anno precedente, superiore al 2,7% (che in peso corrisponde a circa 860.000 tonnellate di rifiuti). L'aumento più consistente, a differenza degli altri anni presi in esame dai precedenti Rapporti, si evidenza nelle regioni del Nord Italia (+ 3%) a fronte del quasi + 2,9% registrato nelle regioni del Sud e un piccolo, ma significativo, + 1,8% osservato nelle Regioni del Centro. Tuttavia, proprio in quella che apparentemente sembrerebbe "l'isola felice" d'Italia, si evidenzia il valore maggiore procapite nella produzione di rifiuti. Maglia nera, quindi alle regioni dell'Italia centrale che conquistano il triste primato con una quantità annua di rifIuti per abitante/anno quantificabile in 638 Kg. In seconda posizione, proprio gli abitanti del Nord (544 Kg) e "ultimi" in classifica quelli del Sud (509 Kg). Va detto, però, che in termini percentuali sono proprio le regioni meridionali a registrare gli incrementi più alti (circa il 3%) a fronte del + 2,4% delle consorelle del Nord e del decremento delle regioni del Centro (- 0,2%).

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Intervista ai protagonisti dell'operazione "Circe" che ha messo in luce un traffico illecito di vetture rottamate

Per secoli, studiosi, filosofi, alchimisti, sedicenti saggi o semplici creduloni affascinati dalla filosofia neoplatonica e dalle esotiche suggestioni dell'ermetismo di certi scritti, hanno rincorso il mito della trasmutazione dei metalli, ovvero quel procedimento alchemico che avrebbe permesso alla materia di assurgere, attraverso una serie di fasi successive, ad un più alto grado di purezza. Nel caso dei metalli: dal più plebeo e "terrestre" ferro, al ben più nobile e "divino" oro. Se l'avvento della chimica moderna ha interrotto bruscamente i sogni di tanti "filosofi naturalisti", paradossalmente, oggi ha preso campo una pratica che ha poco di spirituale e tanto di razionale e, tuttavia, senza ricorrere all'aiuto di entità ultraterrene o poteri ctoni, permette di realizzare il sogno degli antici. Di fatto, oggi, mercé dinamiche criminose, è possibile convertire non già il vile metallo in oro, bensì - ed è una conquista insperata rispetto alle chimere dell'alchimia - gli stessi rifiuti in moneta sonante. Al di là di semplici battute, questo è quanto emerso in due indagini che, durante lo scorso autunno, hanno portato all'attenzione pubblica i risultati parziali di due operazioni partite dalla Magistratura partenopea e dai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato di Ancona.

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Mentre gli scienziati del comitato Scientifico delle Nazioni Unite IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change), riuniti a Valencia nella prima settimana di novembre, stilavano ed approvavano il Summary for policymakers, sorta di vademecum destinato ai legislatori di tutto il mondo al fine di promuovere un impegno concreto per contenere i crescenti disastri provocati dai cambiamenti climatici, in Italia, Paese tra i primi lungimiranti firmatari del Protocollo di Kyoto, si continua a parlare tanto e ad agire poco.

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Una politica lungimirante che tenga conto di tutte le problematiche inerenti il settore dei trasporti nell'Europa a 27, può dimostrarsi una carta vincente nella partita internazionale contro il global warming. Infatti le emissioni di gas climalteranti direttamente imputabili al settore trasporti contribuiscono in maniera rilevante al totale dell'immesso in atmosfera, partecipando sensibilmente all'effetto serra e al conseguente cambiamento climatico, il quale non solo, come si è detto più volte, costituisce un enorme problema in sé per lo sconvolgimento dei vari ecosistemi, ma, proprio per questo, contribuisce all'evolversi di fenomenologie metereologiche sempre più catastrofiche (con conseguenze spesso incalcolabili sui mercati e sulle comunità umane) e al diffondersi di patologie, anche a decorso epidemico, dovute alle mutate condizioni ambientali che favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni anche in zone in cui questi erano, finora, impossibilitati a riprodursi (ndr: si veda per un approfondimento l'articolo "Mobilità e salute" pubblicato sul numero di ottobre del notiziario Autodemolitori).

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