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Green economy

La previsione contenuta in un report congiunto Bloomberg New energy finance e Mc Kinsey Company che disegna tre possibii scenari legati all'evoluzione della mobilità nei grandi centri urbani del globo

an integrated perpective on the future of mobility

"La mobilità è la linfa vitale delle nostre città e, non a caso, osservare una città dall'alto significa guardare un "modo in movimento".
Prende l'avvio da queste asserzioni il Report "An Integrated Perspective on the Future of Mobility" che Bloomberg New energy finance e Mc Kinsey Company (entrambe Società internazionali di consulenza manageriale a servizio delle principali aziende e gruppi industriali nel mondo) hanno presentato in data 11 ottobre.

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Agevolazioni fiscali per chi compra automobili elettriche e per le infrastrutture di ricarica per rendere l'Italia competitiva in Europa anche nel settore automobilistico elettrico.

rEVolution  Electric Drive Days

L'Italia ha ancora troppi veicoli inquinanti in circolazione e il Governo sente il bisogno di dover rinnovare il parco auto italiano e di spingere verso una mobilità alternativa che sia meno inquinante. Mentre la sensibilità verso tematiche ambientali si sta diffondendo nei diversi segmenti della società, anche gli utilizzatori delle quattro ruote cominciano a guardare alle auto elettriche e ibride con rinnovato interesse. 

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Il 2020 come l'inizio del decennio delle automobili elettriche: il Bloomberg New Energy Finance è convinto che il 35% degli automobilisti nel mondo sceglierà l'alimentazione alternativa per i suoi spostamenti e che porterà ad una nuova crisi petrolifera. Dal boom della nuova Tesla Model 3 alle strategie di incentivazione in Europa per la mobilità alternativa.

fototaxie

Le automobili elettriche stanno attirando clienti in tutto il mondo. Nessuno, però, appartenente al mondo del mercato automobilistico si aspettava un successo del genere per il marchio re della mobilità alternativa, Tesla. La presentazione della nuova automobile elettrica marchiata Tesla, la Model 3, è stata un successo incredibile, che neanche Elon Musk, Presidente e proprietario del marchio, si aspettava, stupore confermato da una sua affermazione: "Il futuro delle auto elettriche è luminoso". Il lancio dei tre prototipi ha visto immediatamente 135.000 prenotazioni per una automobile che arriverà, secondo i prospetti forniti della Tesla, solo alla fine del 2017 negli Stati Uniti, mentre nel 2018 in Europa e in Asia.

La nuova auto elettrica cerca di soddisfare le richieste dei clienti che fino a questo momento non era riuscita a convincere. Il modello che viene presentato si può definire rivoluzionario rispetto alle auto elettriche del passato: un'auto di massa e non più di nicchia. Infatti, il prezzo di lancio della Model 3 è di circa 35.000 dollari (a cui è stata richiesta una caparra rimborsabile di 1.000 dollari negli Stati Uniti e 1.000 euro in Europa), di gran lunga minore rispetto alla media delle auto elettriche e della precedente Model S, sempre Tesla, la quale costa circa il doppio.

Inoltre, grazie agli incentivi concessi dall'Amministrazione Obama, negli Stati Uniti è sempre più semplice ed economico comprare automobili ad alimentazione alternativa. Il prezzo, però, si alza immediatamente a causa di vari fattori: componenti aggiuntivi, interni particolari, ma anche l'andamento stesso del mercato che prevede lo studio domanda-offerta. E la domanda è cresciuta in modo esponenziale, infatti dopo solo una giornata dal lancio ci sono stati 232.000 ordini, arrivando ad un costo superiore ai 42.000 dollari.

Se la Tesla, con la sua politica di innovazione e di incentivazione alla vendita di veicoli ad alimentazione alternativa, apre la strada al futuro del mercato automobilistico mondiale, non si può dire che gli altri marchi stiano a guardare. Infatti Nissan, in accordo con la città di Madrid, ha preso la gestione dei taxi elettrici più grande del mondo nella capitale spagnola: 110 unità Nissan Leaf per un servizio taxi a zero emissioni. Madrid, però, non è la prima città europea a stringere un accordo con la casa automobilistica: si allinea a progetti verdi di altre città come Amsterdam e Budapest, in cui sono già presenti servizi di taxi senza impatto ambientale. Intanto anche l'Italia non è indifferente alla mobilità alternativa: a Milano sono state inaugurate 12 colonnine di ricarica veloce (circa 20 minuti) sempre marchiate Nissan e in accordo con il Comune e l'azienda A2A.


Quanto si sta evolvendo la mobilità alternativa? E quali conseguenze comporterà?

Il Bloomberg New Energy Finance si è posto questo tipo di quesiti ed è arrivato alla conclusione che il 2020 sarà il decennio dell'auto elettrica: il periodo in cui questo veicolo non sarà più di nicchia, ma di massa. La ricerca compiuta dagli analisti del BNEF: "Here's how electric cars will cause the next oil crisis", mostra come l'auto elettrica sarà l'automobile del futuro.

Questa prospettiva sembra essere certa, soprattutto se si leggono i dati delle elettriche ad oggi: la batteria costa già di meno rispetto a qualche anno fa e, secondo i prospetti dovrebbe scendere ancora, per arrivare a costi minori rispetto a quelli delle automobili tradizionali. Questo è il punto centrale per il BNEF, in quanto il minor costo da parte dei consumatori può favorire il mercato di massa dell'auto elettrica. Infatti, sempre secondo le stime BNEF, entro il 2040, nel mondo, il 35% delle automobili saranno elettriche (ad oggi è solo l'1% dell'intero mercato).

Rise of electric cars


Tesla, Nissan e Chevy cercano di creare auto proprio in questo settore, con l'obiettivo di essere competitivi con le grandi case automobilistiche, soprattutto negli Stati Uniti, considerando che il mercato americano è molto più complesso di quello europeo: stroricamente, infatti, negli Usa si è posta meno attenzione all'inquinamento e ai consumi prediligendo automobili grandi, potenti e veloci. È interessante notare, come la situazione stia rapidamente cambiando anche all'interno di questo mondo: la Model S già vende più dei suoi diretti avversari dei famosi marchi automobilistici americani. Lo studio del BNEF si chiede però se l'aumento delle vetture elettriche causerà una nuova crisi petrolifera. Se il mercato delle elettriche dovesse crescere come nell'ultimo anno (del 60% circa) e dovesse confermare le stime degli analisti, ciò produrrebbe un eccesso di petrolio nel 2028, proprio come è accaduto nel 2014.

Predicting the big crash


Dall'analisi compiuta dal Bloomberg New Energy Finance emergono, però, delle condizioni particolari affinché l'auto elettrica possa diventare un'auto di massa:
- incentivi da parte degli Stati per aiutare il mercato automobilistico nella costruzione dei veicoli ad alimentazione alternativa;
- meno margini di profitto, le case automobilistiche delle elettriche dovrebbero accettare di guadagnare di meno;
- i consumatori dovrebbero essere disposti a spendere per questo tipo di automobile, che richiede un costo di produzione maggiore rispetto ai veicoli tradizionali;
- le batterie dovrebbero costare di meno.

I primi tre punti si stanno già compiendo e il costo delle batterie sembra stia scendendo. I problemi che si potrebbero presentare con un aumento delle auto elettriche in tutto il mondo, però, non riguardano solo il petrolio. Infatti, gli analisti pongono due domande importanti: da dove arriverà tutto il fabbisogno di energia? Da dove si ricaveranno i materiali per la costruzione delle batterie?

La risposta è green ad entrambe le domande. Considerando che, secondo le loro stime, il fabbisogno di energia crescerà sempre di più, la si dovrà ricavare necessariamente da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda i materiali, che ad oggi non sono economici, prevedendo la crescita tecnologica in termini di Ricerca e Sviluppo, si avrà la possibilità di creare batterie con altre materie di base. L'idea di sostituire le attuali batterie al litio con altre composte da materiali diversi potrebbe anche essere la soluzione al problema che riguarda lo smaltimento di questo tipo di rifiuti.


Che il 2020 sia veramente un nuovo inizio per il mondo automobilistico?
La speranza è che la risposta a questa domanda sia positiva. Un nuovo inizio che potrebbe condurre ad uno stile di vita più sano per noi e per le future generazioni, cercando di lasciare un mondo più pulito di quello che ci è stato lasciato.

L'allerta dell'Associazione nazionale del trasporto pubblico locale - Asstra sulla vetustà dei mezzi dedicati al trasporto pubblico in Italia, evidenzia veicoli troppo inquinanti e troppo pericolosi rispetto alla media europea

vecchio deposito autobus

I mezzi di trasporto pubblico italiani sono vecchi e inquinanti e non è più solo un'idea dei tanti pendolari che devono affrontare ore e ore sugli autobus. A tutti sarà capitato, almeno una volta, di camminare per strada e di incrociare un bus sentendo un fortissimo odore di benzina o di gasolio, tanto da far girare la testa dall'altra parte per sfuggire alla fastidiosa miscela. E così, ogni volta, si afferma che ormai quei mezzi non dovrebbero più circolare sulle nostre strade.

Esempi di "incidente" causati da autobus troppo vecchi ci sono e non lontani: a metà aprile, infatti, a Modena un bus si è surriscaldato facendo scoppiare una gomma e il lunotto, mentre un altro è stato avvolto dal fumo, tanto da far chiamare i vigili del fuoco per far raffreddare il motore. Oltre allo spavento per l'accaduto, in entrambi i casi, non vi sono stati feriti tra i passeggeri.

Le intuizioni e le preoccupazioni di pedonie e utenti sullo stato di salute dei mezzi di trasporto pubblico sono state confermate dall'Asstra, l'Associazione nazionale del trasporto pubblico locale, che rappresenta sia le aziende che gli operatori all'interno del trasporto pubblico e lavora anche a livello nazionale e internazionale per promuovere la mobilità collettiva e sostenibile.

Dai dati forniti dall'Asstra in Italia circolano troppi autobus vecchi. Infatti, l'età media dei nostri trasporti pubblici è di oltre 12 anni, 5 anni in più rispetto alla media degli autobus europei (7 anni). Questo problema emerge dallo Studio presentato proprio dall'Associazione durante un Convegno sul sistema autobus ("Sostenibilità e Tecnologie per l'evoluzione del sistema" – 5 e 6 Maggio, Roma), aperto dal Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio. Il Ministro, già a conoscenza della situazione italiana, ha presentato da subito la volontà e il bisogno di un ricambio dei mezzi di trasporto pubblico.

Per fare un paragone, si può prendere in considerazione l'età media degli autobus degli altri Paesi europei: Germania 6,9 anni, Francia 7,9 anni, Regno Unito 7,7 anni e Spagna 8 anni. La problematica principale messa in luce dall'Associazione è che autobus così vecchi sono anche tra i più inquinanti, in quanto appartengono a classi di emissioni basse. La soluzione sarebbe quella di rottamare immediatamente circa l'8% di quelli in circolazione (4.200 unità su un totale circolante di 40.000) e classificati come Euro 0 e Euro 1 e sostituirli con quelli ad alimentazione alternativa ogni anno per 8 anni!  Tanto più che secondo una norma del Decreto Madia sui trasporti pubblici locali, per i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 2017 non potranno più circolare i mezzi a benzina e a gasolio troppo inquinanti.

Inoltre, rispetto a quelli europei, i mezzi di trasporto pubblico italiani non sono solo i più vecchi, ma anche i più inquinanti! Infatti il 60% è rappresentato da mezzi Euro 3 o al di sotto (33% sotto gli Euro 3, e il 27% Euro 3), il 24% sono Euro 5, mentre solo il restante 16% è costituito Euro 6 o ad alimentazione alternativa.

Per l'Associazione, la situazione è da allarme rosso, in quanto se non si agisce immediatamente, si rischia di mettere in pericolo tutto il sistema del trasporto pubblico locale. Inoltre, secondo le stime dell'Asstra, per portare gli autobus italiani all'età media degli altri Paesi europei (quindi da 12 anni a circa 7 anni), bisognerebbe investire ogni anno 920 milioni di euro, di cui 552 a carico dello Stato, per un valore complessivo di 9,2 miliardi di cui il 60% coperto dalle risorse pubbliche. Il fabbisogno economico del trasporto pubblico è però in contrasto con il trend del finanziamento pubblico registratosi negli ultimi 20 anni. Infatti, si può constatare che i finanziamenti da parte dello Stato per l'acquisto di nuovi mezzi di trasporto si sono ridotti sostanzialmente partendo da 2.314 milioni di euro nel periodo 1997-2001, a 352 milioni di euro per il periodo 2012-2016.

Per il futuro il Governo ha voluto concedere un investimento maggiore rispetto al piano precedente: la Legge di Stabilità 2016 prevede 790 milioni di euro per gli anni 2017-2022, ma secondo l'Asstra non è abbastanza per svecchiare il parco autobus italiano. Infatti, secondo i prospetti, al 2022 un programma quinquennale così strutturato non solo non porterebbe ad un rinnovo dei bus in circolazione, ma addirittura ne aumenterebbe l'età media, arrivando a quasi 14 anni (13,8 anni).

La rottamazione di 4.200 autobus, in questo specifico caso, è fondamentale, come anche investire nel trasporto pubblico. I benefici che ne deriverebbero sono molteplici e sotto vari punti di vista: da quello economico, ad esempio, con un ricircolo del materiale; a quello ambientale, derivante da un minore inquinamento nelle città dovuto non solo ad un calo di emissioni di CO2, ma anche da un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici. "Ci auguriamo - ha affermato lo stesso Presidente dell'Asstra, Massimo Roncucci - che il Ministro Delrio sappia indicare una strada alternativa agli scenari attuali per realizzare gli obiettivi assolutamente condivisibili che ha detto di voler raggiungere per il settore".

Secondo il Dipartimento dell’Energia USA è anche possibile allungare il ciclo di vita della vettura e mantenere la sicurezza della guida al livello della vettura nuova.

meccanico
Il Federal Energy Management Program (FEMP), il programma di sostenibilità e contenimento dei consumi di energia e di petrolio del Dipartimento dell’Energia USA ha pubblicato la Guida “Operation & Maintenance. Best Practises” per la gestione efficiente e sostenibile per gli oltre 600.000 veicoli dell’Amministrazione Federale.

La manutenzione preventiva dell’auto, intesa come “l’intervento manutentivo di verifica, sostituzione o riparazione, effettuato prima che si manifestino anomalie”, secondo il Federal Energy Management Program oltre a contenere i costi per guasti e riparazioni straordinarie, allunga anche il ciclo di vita delle componenti meccaniche e dell’intero veicolo, preserva la tenuta su strada e massimizza l’efficienza del carburante generando risparmio sia per le auto a benzina sia per quelle con motore diesel.

In questo modo è possibile risparmiare fino al 18% dei costi di manutenzione della propria vettura.

Secondo l'Osservatorio Autopromotec è essenziale rivolgersi esclusivamente a professionisti regolarmente iscritti agli appositi registri e albi e che, come tali, sono i soli a cui, in base alla Legge 122/1992 è consentito l’esercizio dell’attività di autoriparazione.

L’Osservatorio Autopromotec precisa, infatti, che l’autoriparatore autorizzato è l'unico professionista, adeguatamente formato e preparato, in grado di svolgere tale attività con perizia e competenza, soprattutto nel settore automobilistico attuale, caratterizzato da grandi innovazioni tecnologiche e di processo.

Inoltre, chi si affida ad autoriparatori non autorizzati rischia, non solo un lavoro mediocre e inadeguato, ma anche sanzioni amministrative comprese tra i 50 ed i 250 euro.

Per le imprese che esercitano abusivamente la professione dell’autoriparatore senza averne i requisiti di legge, le sanzioni invece vanno da un minimo di 5.000 euro fino a 15.000 euro compresa la confisca delle attrezzature e delle strumentazioni utilizzate.

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