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Materiali e rifiuti

L’ambiente è un qualcosa da salvaguardare: con l’evoluzione, forse, ci stiamo dimenticando che l’ambiente va trattato come un “amico” e non un “nemico” da combattere. Dovremmo cercare di riprendere il giusto feeling con lui, per evitare spiacevoli sorprese di cui noi saremmo l’unica causa: il tempo, ormai, stringe e l’ambiente non può più aspettare. I governi internazionali e gli organi legislativi stanno orientando, comunque, le loro scelte politiche e legislative definendo valori-limite per le emissioni in acqua, in aria e per lo smaltimento dei rifiuti. Questo è stato, senza dubbio, un passo in avanti per contrastare i dilaganti disagi che stia vivendo: un aumento di malattie a cui porre un freno in modo celere. In campo automobilistico gli interventi legislativi sono stati ben precisi: infatti per ogni fase del ciclo di vita dell’automobile è stato regolamentato il tipo di emissione che maggiormente incide sull’ambiente. Nella fattispecie specifica, per la fase d’uso di un autoveicolo sono stati decisi i limiti dell’emissione dell’anidride carbonica, del particolato, degli idrocarburi incombusti ecc., causa il loro effetto presunto sul cambiamento climatico terrestre (effetto serra) e sulla salute umana per la diminuzione della qualità dell’aria cittadina.

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A Santarcangelo di Romagna, la galleria en plein air degli degli stravaganti artisti scultori

Rottami in una distesa di roulotte e camion, odore acre di saldatura, rumore di martello e ronzio di sega elettrica. Benvenuti a Mutonia, il villaggio degli scarti! A Santarcangelo di Romagna (RN) in una cava di ghiaia vicino al ponte sul Marecchia vivono e creano eclettici artisti post-tecnologici, che hanno fatto del riciclo una vera e propria arte.È la MutoidWaste Company, un gruppo di scultori capaci di trasformare rottami in opere d'arte. Il nome stesso di questa compagnia racchiude la sua filosofia di vita:la trasformazione,il cambiamento, la mutazione appunto. In una società dove il consumismo riduce tutto in rifiuto, i Mutoid trasformano e realizzano il "rottame d'autore". Qualsiasi tipo di rifiuto inorganico rappresenta materiale artistico per questa compagnia internazionale di artisti: ferro, gomma, alluminio, rame e plastica si trasformano in sculture uniche e inconfondibili.

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A chiederlo sono state le imprese italiane che, a Bruxelles, hanno presentato il Rapporto “Il riciclo ecoefficiente, performance e scenari economici, ambientali ed energetici”.

Più sostegno alle industrie del riciclo!
A chiederlo sono stati rappresentanti del settore italiano riuniti nel gruppo di lavoro “Recupero e Riciclo” nell’ambito del Kyoto Club, che, nella giornata di lunedì 1° marzo, hanno presentato al Parlamento Europeo il Rapporto: “Il riciclo ecoefficiente, performance e scenari economici, ambientali ed energetici”.
Il documento, a cura del Dott. Duccio Bianchi dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia è stato promosso da CIAL, COBAT, COMIECO, COOU, CNA, COREPLA, FEDERAMBIENTE, FISE UNIRE, e MP AMBIENTE, che rappresentano i principali stakeholders, nonché artefici dello sviluppo del riciclo in Italia degli ultimi lustri.
Ad aprire i lavori della giornata è stato Carlo Montalbetti, Presidente Comieco che ha sottolineato come il sistema del riciclo e del recupero, tanto in Europa, quanto in Italia, ha evidenziato un ritmo di crescita superiore a settori produttivi tradizionali e ha altresì rimarcato la necessità di esplorare misure adottabili a livello UE per sostenere ed incentivare tale sistema industriale.
Successivamente, durante la giornata, l’Autore della ricerca ha presentato una sintesi della stessa che è servita da “innesco” del Forum a seguire, cui sono intervenuti Jakub Wejchert, rappresentante della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea; Cesare Spreafico, Presidente EPRO (Associazione europea delle organizzazioni del recupero e riciclo della plastica); gli europarlamentari Vittorio Prodi e Salvatore Tatarella, membri della Commissione Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza alimentare del PE.

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L’UE vuole più controlli sui trasporti dei rifiuti ma non ci sono ancora le giuste stutture

La Commissione Europea ha pubblicato il 1° febbraio 2010 uno Studio commissionato a Milieu Ltd, AmbienteDura e FFACT, inteso a verificare la possibilità di ipotizzare, a livello Comunitario, “l’istituzione di un organismo europeo specifico incaricato di sorvegliare l’attuazione e l’applicazione della normativa UE sui rifiuti”.
L’iniziativa è solo una delle tante che, a livello UE si stanno perseguendo per risolvere le complesse dinamiche legate alla cattiva gestione dei rifiuti, la cui produzione europea si aggira attorno ai 2,6 milioni di tonnellate, 90 milioni delle quali, circa, sono classificate come “rifiuti pericolosi”.
Né la mole della produzione sembra essere l’unico problema da risolvere, dal momento che, pur nella civilissima Europa, l’empia pratica dello smaltimento illegale appare ancora ampiamente utilizzata, soprattutto in Italia.
Nello specifico del settore dell’autodemolizione, ad esempio, l’UE ha pubblicato nei mesi scorsi la seconda relazione che fa il punto sullo stato di attuazione della Direttiva 2000/53/ CE, prendendo in esame il triennio 2005-2008 (la precedente COM/2007/0618 prendeva in esame il periodo 2002-2005). Ebbene, come la prima, anche quest’ultima presenta una fotografia in chiaroscuro, evidenziando che: “Alcune disposizioni della direttiva non sono state ancora recepite completamente o correttamente, come dimostra il numero di procedimenti d’infrazione”.

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A Tokyo, da settembre 2009 ha aperto i battenti il primo parco pubblico cittadino in cui arredi e attrazioni sono realizzati con pneumatici dismessi.

Accade sempre di più che riciclo e riutilizzo siano associati ad attività ludico-didattiche pensate per informare e formare i cittadini di domani. Del resto non è difficile immaginare come proprio dai bambini arrivino i risultati migliori in termini di apprendimento laddove, viceversa, gli adulti, a causa di nozioni e comportamenti acquisiti faticano a rimettere in discussione norme comportamentali e civiche date per scontate.
Né sarà sfuggito all’attenzione dei più come, negli ultimi anni, notizie futili quali sfilate di moda con vestiti ottenuti da materiali di scarto abbiamo guadagnato le prime pagine dei quotidiani, mentre la cosiddetta Trash Art si è via via affrancata dalle provocazioni dei ghetti sub-urbani di venti e più anni fa per assurgere alle celebrazioni dei vernissages. É con un pizzico di sfacciata ironia, per tanto, che gli amministratori della città diTokyo (oltre 8.000.000 di abitanti con una densità media che supera le 5.800 persone per Km2) devono aver pensato ad una precisa tipologia di rifiuto quando hanno deciso di realizzare un parco pubblico a tema: gli pneumatici.
Una tipologia di rifiuto piuttosto complicata da gestire e che presenta caratteristiche intrinseche tali da rendere impossibile il recupero delle sue componenti a meno di non ricorrere alla valorizzazione energetica, all’utilizzo del granulato nei manti stradali di nuova concezione o allo stoccaggio in discarica.

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