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Mercati

Anche Frost & Sullivan conferma la crisi che sta travolgendo il mercato del riciclaggio dei rifiuti

La crisi economica che ha colpito il mercato globale, nel Vecchio Continente comincia a far vedere i suoi effetti negativi in tutti i settori della società e dell'industria e a farne le spese, manco a dirlo, è ancora una volta l'ambiente. Non solo perché in periodi di "vacche magre" Innovazione Tecnologica, Ricerca e Sviluppo vedono sottrarsi i fondi necessari a scapito della sopravvivenza di un antieconomico e rassicurante status quo, ma anche perché la contrazione dei mercati ha determinato un ristagno di alcune tipologie di materiali riciclabili, il cui prezzo sul mercato è caduto vertiginosamente provocando la formazione di grandi volumi di rifiuti in attesa di essere avviati al riciclo. Conseguenza dell'eccessivo costo di smaltimento degli stessi, è lo spettro dello "svantaggio economico" delle attività di riciclo stesse; spettro che, in alcuni Paesi di Eurolandia è già una preoccupante realtà.

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Dagli operatori del settore la richiesta al Governo di misure di rilancio per il 2009

Un anno nero per il mercato delle quattro ruote in Italia. Si chiude, infatti, con un segno negativo il bilancio delle immatricolazioni nel bel Paese, nel 2008. Una battuta d'arresto senza precedenti, o meglio: il risultato peggiore degli ultimi dodici anni. In base ai dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'ultimo mese del 2008 ha infatti fatto segna- re solo 140.656 immatricolazioni, con un calo del 13,29% rispetto al 2007. Ancora peggio i dati di ottobre e novembre che hanno registrato un -18,9 e un -29,5% rispetto agli stessi mesi del 2007. Insomma con 2,16 milioni di immatricolazioni, il 13,35% in meno rispetto al boom del 2007 e il 7,4% in meno dai 2,32 milioni di vetture immatricolate nel 2006, il 2008 si chiude con un bilancio di segno meno.

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Calano i prezzi ed il recupero diventa antieconomico, ma l'ambiente che fine fa?

Già nello scorso numero di dicembre del Notiziario, avevamo riportato alcune notizie circa la pesante congiuntura che sta gravando sul prezzo dei metalli e sul settore manifatturiero in generale. Oggi, ad appena un mese dall'inizio del nuovo anno, i venti di crisi non accennano a diminuire, portando scompiglio nei vari settori dell'economia e ponendo altresì difficoltà all'ambiente per effetto delle "turbative" nel comparto del riciclo. Cerchiamo di analizzare insieme le Note di mercato che l'Assofermet (Associazione Nazionale dei Commercianti in Ferro e Acciai, Metalli non ferrosi, Rottami ferrosi, Ferramenta e affini) ha diramato nelle date: 14 e 28 gennaio, relativamente al mercato dei rottami ferrosi e di quello dei rottami non ferrosi. Rottami ferrosi Brusco risveglio, in gennaio, per il comparto deputato al recupero e alla commercializzazione dei rottami ferrosi; il mese ha evidenziato una riduzione nella raccolta di rottame che ha raggiunto il picco del - 40%.

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I dati degli ultimi mesi mostrano un quadro di forte crisi; dopo l'impennata estiva, i prezzi sono crollati, ma anche i consumi

Sono passati pochi mesi eppure, qualcuno dalla memoria ancora buona ricorda con sgomento l'escalation del prezzo del greggio che, da gennaio 2008 a giugno, determinò, contestualmente un aumento incontrollato dei prezzi alla pompa. Già con l'avvento dell'Euro si era capito che i tempi allegri delle 10.000 Lire di benzina erano finiti, disintegrati contro il muro di un poco manovrabile mercato globale e, nove mesi fa, persino i liberisti ed energeticamente spreconi "cugini americani", avevano dovuto improvvisamente aprire gli occhi (e il portafogli), scoprendo che il prezzo della benzina (fino a quel momento sin troppo accessibile) stava cominciando a diventare proibitivo contro ogni logica. Il crollo dei mutui sub-prime, e la "deriva dei derivati", agli inizi di settembre hanno dato il colpo di grazia a quel sistema di consumo del carburante che era appena uscito da un periodo nero. Ma la crisi era nell'aria da tempo. Si è tentato fino all'ultimo, attraverso timide e velate allusioni da parte dei guru dell'economia e dei dicasteri economici, di sminuire la portata globale di certe dinamiche del mercato, per poi ammettere, troppo drammaticamente in fretta che "il Re è nudo", al punto che oggi anche nelle dichiarazioni ufficiali dei capi dei governi si parla apertamente di recessione. E se lo spettro del calo dei consumi appare evidente nel- la diminuzione degli acquisti di certi beni (per i quali si invocano meccanismi di protezione da parte del settore pubblico), anche il comparto automotive (settore trainante dell'economia, nonché specchio di un certo benessere), si scopre in debito d'ossigeno. Intanto, anche il consumatore finale comincia a fare i suoi conti, stimolato, da un lato, dall'ipotesi di un futuro incerto, dall'altro, da una rinnovata attenzione verso il risparmio energetico e una più oculata partecipazione alla vivibilità dei centri urbani. Fatto sta che ad un calo sensibile dei prezzi dei carburanti, non è corrisposto un prevedibile aumento dei consumi, tutt'altro, si è registrata, infatti, una notevole diminuzione dell'erogato alla pompa. I dati di ottobre, forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico - Direzione Generale per l'Energia e le Risorse Minerarie (ndr: si veda la Tabella allegata), registrano un calo del 4,8% nelle vendite di benzina; calo che si presenta - in maniera più contenuta, è vero - anche per il gasolio (- 2,2%). I dati, se esplosi su base annuale sono ancora più evidenti: il consumo di benzina perde 7,3 punti percentuali e le vendite del gasolio rimangono pressoché inalterate. Confrontando i dati di ottobre 2008 con quelli dell'anno precedente, si può osservare un decremento nel consumo totale dei prodotti petroliferi, pari al 3,8%, con un crollo, in termini di quantità venduta, pari alle 49.000 tonnellate (per la benzina) e le 64.000 tonnellate (per il gasolio). A questo punto non resta che aspettare i dati relativi agli ultimi tre mesi dell'anno, periodo che coincide con le festività e che, tradizionalmente, è più favorevole ai consumi di ogni genere. Certo che gli allarmi dell'OCSE sul 2009, confermati in sede europea dalla BCE non fanno presagire nulla di buono.

I dati degli ultimi mesi parlano chiaro: meno immatricolazioni e più propensione al risparmio

Per gli economisti le parole “crisi “ e “depressione” hanno il colore fosco di eventi calamitosi e, al verificarsi di particolari congiunture sfavorevoli ai mercati, non poche Cassandre evocano lo spettro del ’29 e citano, a mo’ di monito, le date del 24 e 29 ottobre di quello sfortunato anno.
Tuttavia, senza voler essere troppo pessimisti e pur mantenendo un ragionevole distacco dalla percezione emotiva dei singoli eventi è pur vero che, come alla fine degli anni ’20, il crollo della Borsa americana ebbe effetti a cascata anche sulle economie europee (e allora non si parlava certo di globalizzazione del mercato). Oggi, la caduta del credito al consumo d’oltreoceano, il forte indebolimento dei mutui subprime, la recessione economica che si è allargata al comparto manifatturiero e, su tutto, l’innalzamento (molto speculativo) del prezzo del petrolio, hanno fatto sentire il loro effetto su scala internazionale.
A farne le spese, dopo il mercato dell’energia e dei prodotti alimentari è stato, guarda caso, il comparto automotive.

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