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Sostenibilità

Il 9,3% del totale parco auto italiano è ad alimentazione alternativa e la crescita dell'elettrico è stata del 130% dal 2015 al 2018.

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Stenta a decollare la mobilità sostenibile in Italia.

Secondo una recente analisi di Facile.it su dati ACI, a dicembre 2018 le auto elettriche e ibride immatricolate in Italia erano appena poco più di 256.000, vale a dire lo 0,66% del totale parco auto circolante.

Se si considerano anche Gpl e metano, si arriva, complessivamente, a 3,6 milioni di veicoli, ovvero il 9,3% del totale parco auto circolante.

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2,7 milioni di autocarri sono stati immatricolati prima del 2006 e appartengono alle categorie di emissione Euro 0, 1, 2 e 3.

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È ancora elevato il numero degli autocarri vecchi e inquinanti che circolano sulle strade italiane.

Su 4,8 milioni, 2,7 milioni, pari al 56,6% del totale, appartengono alle categorie di emissione Euro 0, 1, 2 e 3 e sono veicoli immatricolati prima del 2006 e quindi caratterizzati da elevati livelli di emissioni.

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A chiederlo sono i consumatori europei che reclamano informazioni più complete e circostanziate e presentano alcune proposte di modifica in chiave migliorativa.

Auto strada aria pulita

È ormai acclarato che le emissioni di CO2 e particolato atmosferico debbano essere drasticamente ridotte, non fosse altro che per ridurre l'inquinamento dell'aria, la quale, stante le ultime analisi specifiche, malgrado piccoli passi migliorativi rispetto al recente passato, non sembra, tuttavia, essere fra le più salubri al mondo, almeno in Europa.

In questo senso, anche stante l'ambizioso obiettivo che l'Ue s'è dato per il 2050, quello di pervenire ad una diffusa decarbonizzazione dei processi produttivi, il mondo delle auto è chiamato seriamente a fare la sua parte e chiaramente, arrivare ad un parco auto circolante più efficiente dal punto di vista delle emissioni può essere un passo in avanti.
Sempre considerando che auto e furgoni sono responsabili dell'aumento delle emissioni a carico del settore dei trasporti sia di persone che di merci.

Per quanto la riduzione del traffico veicolare sia una strategia da perseguire nel lungo periodo, è pur vero che, nel breve, molti cittadini non rinunceranno alla comodità delle quattro ruote, tanto più nelle zone ove il trasporto pubblico locale è insufficiente oppure la conformazione del territorio non consente un uso massiccio della bicicletta.

Risulta, pertanto, fondamentale dare ai consumatori tutte le informazioni necessarie affinché sappiano per tempo, al momento della scelta che precede l'acquisto di una nuova auto, cosa effettivamente andranno a comperare dal punto di vista dei consumi e delle emissioni.

In verità l'Ue s'è già dotata da tempo di un sistema di etichettatura delle auto grazie alla Direttiva 1999/94/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 13 dicembre 1999 relativa alla disponibilità di informazioni sul risparmio di carburante e sulle emissioni di CO2 da fornire ai consumatori per quanto riguarda la commercializzazione di autovetture nuove, tuttavia, molti consumatori europei ritengono che, allo stato attuale, l'etichetta automobilistica europea sia "deplorevolmente insufficiente" e debba essere migliorata.

Ad affermarlo è una nota del BEUC - Bureau Européen des Unions de Consommateurs che sottolinea l'importanza di "avere accesso a informazioni accurate su consumo di carburante, emissioni di CO2 e incentivi fiscali può aiutare quei consumatori che fanno affidamento sulla propria auto a fare la scelta più economica e sostenibile".

Il fatto è che, secondo l'Associazione di consumatori: "l'attuale marchio automobilistico dell'UE non riesce in questo: è così aperto all'interpretazione da parte degli Stati membri dell'UE che l'etichetta spesso non è comparabile tra modelli di auto, concessionari o Paesi... La stessa Direttiva che ha creato l'etichetta non tiene conto del mercato odierno in cui le persone prendono molte decisioni online, acquistano sempre più veicoli di seconda mano e passano alle auto elettriche".

Urge, pertanto addivenire ad una riforma in chiave migliorativa del sistema di etichettatura e i consumatori europei si sono organizzati per raccomandare ai decisori politici alcune proposte in vista del fatto che la stessa Commissione Ue presenterà una proposta legislativa per aggiornare il sistema di etichettatura al 2020.

In sintesi, la futura etichetta dell'auto dovrebbe:

- Basarsi su un Regolamento anziché su una Direttiva. Tale Regolamento dovrebbe essere armonizzato a livello dell'UE per la maggior parte dei parametri lasciando una certa flessibilità per essere adattato a livello nazionale a determinate circostanze (es. incentivi fiscali).
- Contenere informazioni su consumo reale di carburante, emissioni reali di CO2, funzionamento i costi, le emissioni di inquinanti regolamentati, lo standard EURO dell'auto e il ciclo di prova utilizzato per l'omologazione. Per le auto elettriche l'etichetta dovrebbe menzionare: la reale gamma elettrica, la velocità di ricarica e il tempo medio di ricarica.
- Contenere un fattore di correzione - paragonabile a quello utilizzato negli Stati Uniti - da apportare risultati di laboratorio più vicini alla realtà.
- Applicare alle nuove auto (come è attualmente il caso) ma anche di seconda mano e ai veicoli in leasing (anche furgoni e due ruote).
- Coprire materiale promozionale non stampato e contenuti online, ad esempio auto configuratori.
- Riflettere l'impronta di carbonio e l'impronta ambientale dell'intero ciclo di vita del veicolo.

Staremo a vedere cosa succederà.

Secondo uno studio della Ong Transport & Environment, la diffusione selvaggia e non regolamentata delle auto senza conducente potrebbe aumentare il traffico delle città europee del 50-150% entro il 2050.

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La futura diffusione delle auto senza conducente minaccia di peggiorare le dinamiche attuali del trasporto su strada.
È quanto emerge da uno studio della Ong Transport & Environment che ha valutato le possibili implicazioni della diffusione selvaggia e non regolamentata delle auto a guida autonoma.

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L’Associazione dei produttori Eurobat lancia una campagna per sensibilizzare utenti e decisori politici sulla necessità del sostegno alle imprese del settore in vista degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050.

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