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Sostenibilità

Da un'indagine di Assogomma e Federpneus emerge un dato inquietante su un malcostume tutto italiano

Nella Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio n. 433 dell' 8 luglio 2008, al punto 1 "introduzione", si legge: "la mobilità è un elemento fondamentale per la qualità della vita e riveste capitale importanza per la competitività dell'UE. Rappresenta l'ossatura dell'economia perché crea un collegamento tra le varie fasi delle catene produttive e permette al terziario di arrivare alla clientela; infine, è un settore che, di per sé, offre molte opportunità di lavoro. Per tutti questi motivi è strumentale al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione propugnata dall'UE. A ciò si aggiunge il fatto che si tratta di un settore in rapida crescita: tra il 1995 e il 2005, infatti, il trasporto merci e passeggeri dell'UE è salito del 31,3% e del 17,7% rispettivamente, e tale crescita dovrebbe continuare.

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Ma attenzione al rischio illegalità

Le batterie al piombo esauste rientrano nella categoria dei rifiuti pericolosi, perciò la loro gestione è di vitale importanza per la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini.
L’Italia è al 1° posto in Europa per efficienza e target di raccolta di batterie esauste grazie all’attività svolta dal COBAT    (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste), un ente senza
fini di lucro, che nel 2008 festeggia i 20 anni dalla sua istituzione. Il Testo Unico in materia ambientale (D.Lgs 152/06) ha ribadito l’esistenza del CO- BAT (art. 235) come unico soggetto preposto al recupero delle batterie esauste, stabilendo, inoltre, che chiunque detenga batterie al piombo esauste è obbligato al loro conferimento al Consorzio, a meno che non vengano esportate in uno Stato membro dell’Unione Europea. Oggi il COBAT opera sul territorio nazionale attraverso una rete di 90 raccoglitori incaricati e 7 impianti di riciclo. In 20 anni il COBAT ha raccolto circa 2 milioni ed 800.000 tonnellate di batterie esauste, pari a circa 230 milioni di batterie avviate a riciclo.

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E intanto l'eolico batte il nucleare

I costi sempre crescenti di petrolio e gas e la necessità di rispettare i parametri imposti dal Protocollo di Kyoto han- no rispolverato la questione della necessità di costruire in Italia nuove centrali nucleari. A riprova di ciò, entrambi i programmi dei 2 maggiori partiti (PDL e PD) parlano di investire sulla ricerca per il nucleare di IV generazione, i cui reattori sarebbero molto più piccoli di quelli tradizionali, meno costosi e richiederebbero tempi molto più brevi di costruzione, inoltre, presenterebbero potenzialità di rischio ridotte grazie ad un minor utilizzo di materiali radioattivi e misure di sicurezza passive. Il neo Ministro allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria, ha dichiarato che entro questa legislatura "intende porre la prima pietra per la costruzione in Italia di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione perché soltanto gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente". Immediata la reazione di Ermete Realacci, Ministro ombra dell'Ambiente, per il quale, al contrario, "non si può tornare al nucleare in quanto scelta costosa ed ideologica". Sul dibattito pro o contro nucleare, sono scesi in campo anche illustri personalità del mondo scientifico come il Premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, e l'oncologo ex Ministro della Salute, Umberto Veronesi.

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Sorgo e alghe nel serbatoio

I biocarburanti, dopo un iniziale successo, sembrano, ora, caduti in disgrazia da quando si è fatto notare che l’utilizzo delle colture a scopi energetici sottrae cibo alle popolazioni più affamate, oltre a contribuire all’aumento del prezzo dei generi alimentari, seppur nella misura del solo 10%. Qualcuno potrebbe obiettare sulla buona fede di queste opinioni in quanto l’interesse per mantenere la supremazia delle fonti fossili è molto forte. Per fare un esempio, il Presidente Chavez è un convinto detrattore dell’utilizzo dei biocarburanti, ma desta un po’ di sospetto su questa presa di posizione il fatto che il Venezuela è un grande produttore di petrolio. La pensa in maniera contraria, il presidente del Brasile Luiz Inacio da Silva, detto Lula, forte sostenitore del bioetanolo, secondo il quale “molti di quelli che mettono sotto accusa l’etanolo per il rincaro dei prezzi degli alimenti sono gli stessi che da anni portano avanti politiche protezionistiche dell’agricoltura nei Paesi industrializzati, danneggiando gli agricoltori ed i consumatori dei Paesi più poveri”.
Il Presidente brasiliano, inoltre, ha sottolineato che pochi, invece, parlano dell’impatto che ha avuto la continua ed inarrestabile ascesa dei prezzi del petrolio sui costi dei trasporti e di conseguenza sui costi della produzione e distribuzione degli alimenti.

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Si è svolto a Roma il 27 febbraio scorso presso l’Automobile Club d’Italia, un convegno dedicato ai biocombustibili e alla mobilità.
I biocombustibili, dopo una prima ondata di entusiasmo stanno ora attraversando un momento di necessaria ricerca e verifica sulla loro opportunità ambientale, economica e sociale di utilizzo.
Si può davvero contribuire alla soluzione del problema CO 2, senza sottrarsi da una valutazione costi/benefici non solo economica, ma anche ambientale? È possibile rispettare l’ambiente ed evitare ripercussioni negative sulla produzione alimentare? Questi alcuni degli interrogativi che ruotano intorno alla produzione di biocombustibili.
Pasquale De Vita Vice Presidente Vicario dell’Automobile Club d’Italia, (ACI) ha asserito nel corso del Convegno, che occorre oggi “Avviare una riflessione sulle ricadute che i biocombustibili hanno generato soprattutto nell’agricoltura”.

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