Lo studio di Deloitte, “From now on. Mobility Boost”, ha analizzato gli impatti della pandemia sul settore auto e ha delineato gli scenari possibili allargandosi anche a quei settori industriali non tradizionalmente legati alla mobilità.

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L’emergenza sanitaria a cui stiamo assistendo a livello globale avrà delle consistenti ricadute sull’economia già a partire dal 2020, con degli impatti potenziali negativi sul PIL per l’Unione Europea e per gli USA che potranno variare, in funzione degli scenari, da un -10% nel caso peggiore, ad un -5% nello scenario più ottimistico.

Lo studio di Deloitte, “From now on. Mobility Boost, si apre una nuova fase”, ha analizzato gli impatti della pandemia sul settore auto e ha delineato gli scenari possibili allargandosi anche a quei settori industriali non tradizionalmente legati alla mobilità.

Il settore automotive è stato duramente colpito dalla crisi, basti pensare che solo nel mese di marzo, le immatricolazioni di autovetture nei principali paesi europei hanno subito un crollo: Germania (-38%), Spagna (-69%), Francia (-72%) e Italia (-85,4% a marzo e -98% ad aprile).

Non solo, oltre 1,1 milioni di lavoratori europei sono stati colpiti dall’arresto della produzione, con un impatto di oltre 1,2 milioni di veicoli non prodotti a marzo 2020, pari al 6,25% del totale dei veicoli prodotti nel 2019.

A risentire della crisi anche il settore dei trasporti.
In Germania, ad esempio, l’impatto finanziario generato dal COVID-19 ha toccato l’87% delle aziende operanti nel settore, mentre in Italia è stato tagliato il 98% dei treni veloci.

Anche gli operatori della cosiddetta nuova mobilità sono stati colpiti a loro volta a causa dei blocchi della circolazione imposti ormai in tutti i paesi in cui si è diffusa la pandemia.

Se analizziamo il settore del car sharing in Italia che rappresenta uno dei mercati più sviluppati per questa forma di mobilità, si assiste ad una contrazione degli utilizzi del 60% con picchi fino al 70%.
Peggio ancora per il noleggio che in Italia ha visto un calo vertiginoso delle immatricolazioni a marzo rispetto al 2019: -98% immatricolazioni a breve termine e -80% immatricolazioni a lungo termine.

Sul fronte delle assicurazioni auto, sono evidenti gli impatti potenziali che questa emergenza potrà generare. Ad esempio, in Italia a marzo rispetto allo scorso anno, il tasso di rinnovo di RC auto è calato del 23% e quello per auto nuove dell’86,1%.
Dunque, sebbene l'utilizzo dei veicoli si sia ridotto fino al -95% dei km percorsi per gli spostamenti per fini ricreativi e il numero degli incidenti sia calato dell’80%, il settore assicurativo sta affrontando una forte riduzione dei rinnovi delle polizze auto e un plausibile aumento della competizione sulle tariffe.
In questo contesto alcuni operatori hanno avviato iniziative rivolte ai propri clienti con finalità di retention e brand awareness, perdendo parte dei benefici derivanti da una ridotta mobilità.

Il COVID-19 potrà anche avere un impatto sulle abitudini di mobilità dei cittadini non solo in termini di riduzione del numero degli spostamenti, ma anche di cambiamento delle preferenze modali: si sceglieranno sempre più forme che garantiscono la sicurezza a discapito di convenienza economica o impatto ambientale.

Anche nell’ambito del settore pubblico, il nuovo scenario avrà degli impatti economici per garantire la sicurezza dei cittadini.
Si prevede un incremento dei costi di gestione del trasporto pubblico per poter affrontare distanziamento sociale, interventi di sanificazione, maggior numero di corse, gestione delle code tramite app e servizi on-demand, revisione delle infrastrutture di trasporto e sistemi di tracking individuali e real-time.

Cosa ci riserva il futuro?
Secondo lo studio, sotto il profilo tecnologico, la digitalizzazione potrebbe accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie di connettività con possibili effetti positivi sui servizi di mobilità, ma la contrazione dei margini e della liquidità potrebbe indurre una riduzione degli investimenti R&D sulle nuove tecnologie (es. connettività, guida autonoma).

Dal punto di vista sociale, saranno sempre più prese in considerazione soluzioni che garantiscano sicurezza, flessibilità e certezza nella pianificazione delle spese e l’aumento della fiducia dei clienti verso il canale online e modalità d’acquisto non tradizionali (es. pagamenti digitali tramite app).
Inoltre, potremmo assistere all’accelerazione nello sviluppo e adozione di forme di “micro-mobilità” fino ad oggi considerate marginali, come monopattini, bike-sharing, scooter-sharing, soprattutto nelle città medio-piccole.

Come tanti altri settori anche quello della nuova mobilità sta vivendo un periodo di grande incertezza. - ha dichiarato Luigi Onorato, Senior Partner di Deloitte Italia - La frammentazione dell’offerta, la presenza di un elevato numero di operatori di piccole dimensioni e modelli di business ancora in sofferenza economicamente potrebbero incidere sotto due punti di vista. Da un lato, provocando la possibile scomparsa degli operatori più piccoli qualora non venga previsto un intervento strutturale ed economico di supporto da parte del regolatore. Dall’altro, potremmo assistere a fenomeni di consolidamento attraverso operazioni di M&A, anche con l’intervento del mondo pubblico (es. fusioni tra piccoli operatori o acquisizioni)”.

Futuro incerto per il car pooling, a causa delle esigenze di distanziamento sociale, e per il car sharing, per il quale in Italia si stimano 2,7 milioni di iscritti e 8.800 veicoli in flotta entro il 2023, a seconda del protrarsi della pandemia e della capacità degli operatori di intervenire per garantire la sicurezza degli utenti attraverso sanificazioni frequenti delle flotte, con break-even economico raggiungibile nel 2022 (scenario migliore) o 2023 (peggiore).
Per il noleggio, infine, sarà necessaria l’adozione di formule più sicure e flessibili, come ad esempio il “pay-as-you-go”.

 

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